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Dietologica

Eva, il Serpente e la Mela Candita

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Il cervello è schiavo delle ricompense

Schiavi del cibo perché il cervello ha fame di ricompense. È la tesi sull’obesità di uno studioso americano, Eric Stice, pubblicata sul Journal of Neuroscience, che respinge una teoria precedente che spiega i disturbi alimentari con l’ipotesi secondo cui si mangia tanto perché il cervello ha un deficit degli ormoni rilassanti che il cibo stuzzica, primo fra tutti la dopamina. Per Stice è vero il contrario.

Chi presenta un appetito insaziabile ha un cervello più sensibile della norma alle forme di ricompensa procurate dal gusto di un buon piatto o anche da “rinforzi” esterni. Con sorpresa abbiamo visto che le regioni del cervello coinvolte in questi processi non erano affatto meno attive, ma più ‘sensibili’”, dimostrando, secondo lo studioso, che il primo passo verso l’aumento di peso è compiuto per una magnetica attrazione verso le gratificazioni interne ed esterne che il cibo può dare e non è dettata da un qualsiasi deficit nella ricettività cerebrale.

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La dieta yo-yo e la sindrome del peso fluttuante

La dieta yo-yo aumenta i livelli di stress e, conseguentemente, le probabilità di ‘ricadere’ in abbuffate di dolci e biscotti dopo una dura giornata. Queste le conclusioni di uno studio della University of Pennsylvania pubblicate sulla rivista Neuroscience.

La dieta yo-yo, chiamata anche ‘sindrome del peso fluttuante’, è una particolare dieta che si basa sul controllo delle calorie, passando da una fase con stretto controllo e riduzione delle stesse a un’altra dove il regime alimentare diventa più normale. Ma i ripetuti cali e aumenti di peso sembrano riprogrammare di continuo il cervello alle prese con situazioni stressanti e voglie di cibo.

L’effetto è così profondo che cambia la struttura del Dna in aree note per rilasciare gli ormoni progettati per gestire l’ansia. Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno esaminato i livelli ormonali e il comportamento dei topi con diete restrittive e li hanno confrontati con quelli di topolini che hanno seguito una dieta normale.

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L’anoressia nervosa può causare danni potenzialmente gravi agli occhi

Uno studio dell’Università di Atene, pubblicato sulla rivista British Journal of Opthalmology, ha rilevato che l’anoressia a lungo termine colpisce lo spessore della macula, che si trova dietro la retina nella parte posteriore dell’occhio ed è responsabile della visione dettagliata.

Nelle donne con anoressia, la macula e gli strati di ‘alimentazione’ dei nervi sono risultati significativamente più sottili rispetto a quelli delle donne sane. Peggiore è risultata la condizione dei bulimici che sono risultati avere la retina ancora più sottile. I ricercatori hanno trovato anche una significativa perdita dei neurotrasmettitori elettronici, quelli che mandano i segnali dall’occhio al cervello.

I ricercatori non hanno però ancora chiarito se l’assottigliamento maculare e se la diminuizione dell’attività dei neurotrasmettitori sono le fasi iniziali della cecità progressiva, o se sono reversibili con la ripresa di una dieta normale. Lo studio ha coinvolto 13 donne che hanno sofferto di anoressia per una media di 10 anni, e 20 donne che hanno mangiato normalmente.

Troppi grassi possono alterare l’ormone della gratificazione

Una carbonara metterà pure il buonumore, e così pure una porzione di patatine fritte, magari con un po’ di maionese. Ma non si deve esagerare: se, infatti, cedere alle tentazioni può essere gratificante nel breve periodo, è bene “soddisfarsi” solo di tanto in tanto perché un’esposizione prolungata a una dieta ricca di grassi è responsabile di stravolgere, a livello cerebrale, la trasmissione della dopamina – l’ormone noto anche come “della ricompensa o della gratificazione” – sortendo l’effetto contrario.

La ricerca è stata presentata a Pittsburgh in occasione del Meeting Annuale della Society for the Study of Ingestive Behavior (SSIB) da un gruppo di ricercatori della University of Illinois di Chicago guidati da Mitchell Roitman.

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Cibi troppo grassi mandano in tilt il cervello

homerUna dieta alla Homer Simpson manda in soffitta il cervello in pochi giorni.

A dire che i cibi troppo grassi sono dannosi per il cervello è uno studio dell’Università di Oxford (Gran Bretagna) pubblicato su The FASEB Journal, secondo cui junk food e affini non solo possono ridurre la resistenza fisica, ma anche la capacità di pensare con chiarezza.

Gli stessi ricercatori avevano già scoperto che alti livelli di grassi e cattive abitudini alimentari sono spesso associati a obesità, diabete e scompensi cardiaci: con questo studio dimostrano che possono avere un effetto immediatamente negativo anche sul cervello.

Esagerare con carni rosse, formaggi e cibi calorici aumenta i livelli di una proteina che non solo riduce l’efficienza del cuore e la resistenza fisica, ma porta a un declino delle capacità cognitive.
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La chiave per combattere l’obesità è nel cervello

orexinaLa chiave per combattere l’obesità è tutta nel cervello: basta il pensiero di un piatto gustoso per attivare il sistema della ricompensa e far venire l’acquolina in bocca anche a stomaco pieno. I ricercatori americani dell’University of Cincinnati hanno infatti individuato il meccanismo che lega segnali ambientali e stimolo della fame.

La ricerca, condotta sui topi, spiega perché in contesti in cui si è gustato del buon cibo – che sia un ristorante o la casa di un amico dalle note abilità culinarie – ci si aspetta di risperimentare la stessa sensazione e si mangia molto, indipendentemente dal raggiungimento della soglia della sazietà. Dallo studio è emerso che l’orexina – una molecola prodotta dal cervello che regola appetito e sonno e che risulta collegata anche alle dipendenze da cocaina e nicotina – è infatti responsabile anche dei comportamenti alimentari scorretti, come il consumo eccessivo di cibi ad alto contenuto calorico che genera piacere, ma può portare all’obesità.

Disattivare questo meccanismo cerebrale, suggeriscono i ricercatori, potrebbe aiutare a sconfiggere il “peccato di gola” e a combattere l’obesità. Come spiega Derrick Choi, coordinatore della ricerca, “I futuri trattamenti contro l’obesità potranno quindi essere composti, oltre che da cambiamenti dello stile di vita, da terapie farmacologiche per regolare la produzione di orexina”.

La dipendenza dal cibo è uguale a quella per le droghe

cervelloMangiare troppo crea una forma di dipendenza simile a quella da fumo, alcol, droghe. Si tratta di una compulsiva ricerca del piacere guidata da un eccessivo funzionamento di una regione del cervello (quella della ricompensa) e non adeguatamente controllata dai freni inibitori, come hanno spiegato le ultime ricerche dei neuroscienziati statunitensi.

Con le nuove tecniche di ‘neuroimaging’ i ricercatori hanno potuto studiare il cervello dei pazienti con comportamenti addittivi, osservando come il sistema di ricompensa del cervello, in gran parte basato sul neurotrasmettitore dopamina, cerchi continuamente la stessa sostanza che produce piacere (droga, alcol o altro), mentre i centri che controllano l’inibizione vanno in tilt.

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Se state cercando di dimagrire, non saltate la colazione

cappucinoSe state cercando di dimagrire, l’errore più comune che potete commettere è saltare la colazione. Lo afferma un nuovo studio inglese che ribadisce quanto già da tempo gli esperti sostengono: la colazione è un pasto fondamentale della giornata. In particolare, ai fini di perdere peso, saltare la colazione è dannoso perchè predispone il cervello a desiderare nel resto della giornata cibi ad alto contenuto calorico.

“Quando le persone digiunano, in questo caso saltano la colazione, ciò le rende ovviamente più affamate nel corso della giornata ma anche attiva le aree del cervello legate al meccanismo del premio e della ricompensa”, ha spiegato il Dr. Anthony Goldstone dell’Imperial College London all’incontro annuale della Endocrine Society a Washington, D.C..

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Dieta e cervello

stolz.jpgSecondo questo articolo pubblicato su Focus, solo il 20% della gente che intraprende una dieta rimane poi magra.

Secondo il Professor Volker Pudel, Direttore del reparto di ricerche psicologiche sulla nutrizione, la dieta deve partire dal cervello.

I suoi consigli:

  • Avere chiara la meta e lo scopo della dieta, per sè e non per gli altri
  • Scrivere frasi motivanti (p.es. attaccare un post-it allo specchio con la frase: “Io non sono al mondo per essere come mi vogliono gli altri)
  • Fare un diario alimentare settimanale per vedere gli errori alimentari e cercare di evitare cibi grassi
  • Evitare altre preoccupazioni: non fare la dieta mentre si trasloca, ci si deve sposare, si cambia lavoro o si ha un esame, cercare quindi di avere una vita senza preoccupazioni aggiuntive oltre alla dieta
  • Evitare altri cambiamenti, non smettere, p.e. di fumare oltre a tentare di dimagrire
  • Motivare un amico o amica alla dieta e allo sport: assieme si è più motivati ad essere attivi
  • Porsi mete realistiche (come abbiamo già spiegato in questo articolo: Peso mentale e peso naturale)
  • Evitare lo stress mentale evitando parole come: mai più, sempre, giammai ecc.
  • Porsi mete raggiungibili: decidere che la prossima settimana si mangiano solo due tavolette di cioccolato, contro le solite 7 è un buon inizio!
  • Fieri dei piccoli risultati raggiunti, che hanno diritto ad un premio (nuovo taglio di capelli, nuova manicure, piccolo acquisto ecc.)
  • Non esiste l’insuccesso: se si aumenta di un kg è solo uno scivolone
  • Rifiutare i dolci con gentilezza, ma chiaramente, facendo presente che si è a dieta
  • Non evitare i pranzi in compagnia: ma prendere porzioni ridotte e niente dolci
  • Fare la lista della spesa: così si evita di comprare cibi “pericolosi”
  • Mangiare sempre al solito posto, a casa, e mai sul divano o a letto, per evitare pericolose associazioni luogo-cibo
  • Evitare di guardare la TV o leggere mentre mangiate: ci si deve concentrare solo sul cibo
  • Non indursi in tentazione: evitare cioè di avere cibi che piacciono troppo a portata di mano, il rischio di abbuffata è quindi ridotto
  • Non pesarsi spesso (per non fissarsi sull’etto in più o meno come avevamo già detto in queto articolo: Perdita di peso e plateaux)
  • Non saltare i pasti (come avevamo spiegato in questo articolo: Dimagrire mangiando: i cicli futili)
  • Le diete ingrassano: niente diete con una drastica riduzione delle calorie, ma modificare l’alimentazione gradualmente (come vi avevamo spiegato in questo articolo: Come dimagriamo?)

[Fonte Focus]

Perchè il nostro cervello è programmato per mangiare ciambelle?

028homer_228x364.jpgSecondo questo articolo tratto dal Daily Mail, alcuni ricercatori hanno capito perchè siamo inevitabilmente attratti da cibi quali le ciambelle, ricche di zucchero.

Quando si ha fame, il cervello, stimolato dalla vista di una ciambella, attiva la parte limbica, la parte ancestrale del cervello che è presente in tutti gli animali, dalle rane agli uomini.

Tale parte del cervello è in grado di scoprire ciò che è motivazionalmente significativo e manda un messaggio chiaro: non solo ho fame, ma c’è cibo.

A questo punto l’area del cervello che si occupa dell’attenzione spaziale si fissa sulle ciambelle e richiede di essere nutrita.

Ciò non avviene se si è sazi.

Che cosa ci rimane per non perdere la linea? Cercare di evitare le ciambelle quando abbiamo fame, ma mangiare eventualmente un frutto.

Facile a dirsi, più difficile a farsi!