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Dietologica

Eva, il Serpente e la Mela Candita

Archivio per la categoria 'Studi e ricerche'

10 chili in più per triplicare il rischio di contrarre il diabete

dimagrireBastano dieci chili in più di peso quando si raggiungono i 50 anni per triplicare il rischio di contrarre il diabete di tipo 2. Lo ha dimostrato una ricerca statunitense pubblicata dal Journal of the American Medical Society.

Lo studio è stato condotto dall’università di Seattle, e ha dimostrato che l’effetto negativo si manifesta qualunque sia il peso di partenza. Per coloro che sono già obesi al raggiungimento della mezza età aggiungere ulteriori chili aumenta il rischio addirittura di cinque volte rispetto a chi non è obeso e non ingrassa.

L’aumento di peso favorisce anche l’insorgenza del diabete di tipo 1, sottolineano gli autori: ”Il risultato di questa ricerca conferma che è fondamentale mantenere un peso corporeo ottimale quando si raggiunge la mezza età – ha spiegato Mary Biggs, che ha coordinato lo studio – e suggerisce che il controllo della massa corporea rimane importante per evitare il diabete fino almeno ai 65 anni”.

Vero o soltanto virtuale il cibo provoca le stesse reazioni emotive nelle persone affette da disturbi alimentari

dieta_mediterraneaA scoprirlo è stata Alessandra Gorini dell’Istituto Auxologico di Milano in uno studio internazionale pubblicato negli Annals of General Psychiatry.

“Anche se preliminari – ha detto la scienziata – i nostri dati dimostrano che gli stimoli virtuali sono efficaci quanto quelli reali, e che sono più efficaci delle immagini statiche nella generazione di risposte emotive nei pazienti con disordini alimentari”.

I ricercatori hanno messo a confronto le risposte di un gruppo di 10 anoressiche, 10 bulimiche e 10 donne al cibo presentato realmente, virtualmente (facendo interagire i soggetti con un pc) e tramite fotografie.

Attraverso l’analisi del battito cardiaco e la conduttanza cutanea i ricercatori hanno scoperto che il livello di stress è statisticamente identico sia nella realtà virtuale sia nella reale esposizione al cibo. Grazie a questa scoperta i medici potranno utilizzare la realtà virtuale per effettuare screening, per valutare e trattare le reazioni emotive provocate da specifici stimoli nei pazienti affetti da diversi disturbi psicologici.

L’emopressina un farmaco che aiuta a ridurre l’appetito

antifameScoperta un sostanza prodotta naturalmente dal corpo in grado di ridurre l’appetito. L’emopressina potrebbe spianare la strada a una nuova classe di farmaci per aiutare le persone a perdere peso senza il rischio di effetti collaterali.

Almeno questo è quanto emerso da uno studio della Manchester University pubblicato sulla rivista Neuroscience. L’ipotesi iniziale dei ricercatori è  che le persone mangino non per fame ma semplicemente per il piacere di farlo. La sostanza individuata interessa i centri di ricompensa del cervello che si ‘accendono’ quando si mangia con gusto uno snack.

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Troppa carne anticipa l’arrivo del ciclo mestruale

bambineLe bambine che mangiano molta carne da piccole possono avere prima delle altre il ciclo. Lo afferma uno studio su 3mila dodicenni britannici diffusa da ‘Public Health Nutrition’.

Secondo i ricercatori otto porzioni alla settimana all’età di 3 anni e dodici a 7 aumenta la probabilità di avere mestruazioni anticipate fino al 75 per cento. L’età del primo ciclo, fanno notare gli esperti, è diminuita molto nel 20esimo secolo mentre negli ultimi anni si è livellata, e questo fenomeno potrebbe essere legato al maggiore consumo di carne.

“La carne è ricca di zinco e ferro, elementi necessari alla gravidanza – hanno detto gli autori dell’Università di Brighton – quindi il legame tra ciclo e carne è  plausibile, perchè il corpo ‘pensa’ di essere pronto a fare un bambino”. Un altro fattore scatenante delle mestruazioni è  anche il peso corporeo, aggiungono gli autori, anche se il legame con la carne è indipendente dalla massa corporea delle bambine.

Dieting: La dipendenza dalla dieta

La dieta può essere come una droga. È questo il nuovo volto della dipendenza moderna, soprattutto degli adolescenti. In termini tecnici si chiama “dieting” ed è strettamente legata alla purtroppo famosa “sindrome da yo-yo”, frutto spesso del fai-da-te, in cui si perde peso con una dieta restrittiva ma se ne riprende – anche più – durante la fase di “disinibizione”, al punto da creare un circolo vizioso continuo che sfocia in una vera e propria dipendenza.

“Il dieting è la tendenza a sentirsi costantemente in obbligo di stare a dieta, spesso frutto del fai-da-te, che porta a diete iniziate e mai finite, incostanti e mal strutturate, che creano la sindrome da yo-yo, causa numero uno della dipendenza – spiega Giovanna Cecchetto, Presidente ANDID. Lo yo-yo, infatti, è il continuo su e giù del peso, conseguente ai periodi di dieta severa alternati a un’alimentazione disordinata e al consumo incontrollato dei cibi più graditi e golosi e del cosiddetto junk-food (cibo spazzatura).

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Si rischia l’obesità se manca il calcio

bebèNon solo il calcio fa bene alle ossa, ma una carenza di questo minerale nell’infanzia potrebbe essere una delle cause dell’obesità. Lo suggerisce uno studio della North Carolina State University, secondo cui gli effetti di uno scorretto apporto nei primi giorni di vita sono molto più gravi di quanto si pensasse.

I ricercatori, che hanno illustrato la scoperta all’Experimental Biology 2010 meeting di Anaheim, hanno nutrito 12 maiali appena nati con una dieta povera di calcio, e altrettanti con una normale. Dopo 18 giorni i maialini del primo gruppo non solo avevano un livello più basso di densità delle ossa, ma alcune cellule staminali del midollo osseo erano gia’ ‘programmate’ per produrre grasso anzichè tessuto osseo.

Queste cellule, spiegano gli autori, sono quelle che producono ossa per tutto il resto della vita, quindi la deficienza di calcio iniziale potrebbe tradursi a lungo termine non solo in osteoporosi ma anche in obesita’ in eta’ avanzata. Per verificare questa ipotesi e’ in programma uno studio piu’ a lungo termine che arrivi alla maturita’ sessuale dei maiali, che avviene dopo circa 8 mesi.

“Questa ricerca evidenzia la necessità di monitorare lo stato nutrizionale già dai primi giorni di vita del bambino – ha affermato Chad Stahl, coordinatore dello studio – inoltre si deve controllare la salute delle ossa da subito, e non quando la crescita del bambino diventa piu’ veloce”.

Le ciliegie ottime per il cuore e per la dieta

ciliegiaRosse e fanno bene al cuore. Le ciliegie riducono l’infiammazione dei tessuti cardiaci e forse il segreto è proprio nel loro colore. E’ questo il risultato a cui sono giunti i ricercatori dell’Università del Michigan che hanno sottoposto un gruppo di roditori obesi a una dieta stretta a base di una varietà arricchita del dolcissimo frutto, la “Western Diet”, con un alto contenuto di grassi e moderato di carboidrati.

Il consumo di ciliegie combatte l’infiammazione in molti organi, dal cuore al grasso addominale, riduce i trigliceridi e quindi la “pancetta”. Basterebbe, spiega Mitch Seymour, coautore dello studio, mangiarne una quantità pari all’1% dei cibi consumati per godere dei benefici.

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Le donne hanno paura di ingrassare

bilanciaLe donne hanno la paura inconscia di ingrassare, anche se la loro linea è perfetta. Quando infatti vedono una donna in sovrappeso, il loro cervello reagisce negativamente, facendo crescere sentimenti di infelicità e persino di disgusto per sè stesse.

Lo rileva uno studio dell’America’s Brigham Young University pubblicato sulla rivista Personality and Individual Differences. In genere questi sentimenti negativi di fronte alla vista di una persona in sovrappeso sono tipici delle donne che soffrono di anoressia o di altri disturbi alimentari.

Ma, secondo i ricercatori, capita anche alle donne sane e in forma. Al contrario, negli uomini non è stata riscontrata alcuna reazione. In pratica, lo studio suggerisce che le donne si sentono continuamente sotto pressione per conformarsi a una certa linea anche quando sono magre e felici.

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La chiave per combattere l’obesità è nel cervello

orexinaLa chiave per combattere l’obesità è tutta nel cervello: basta il pensiero di un piatto gustoso per attivare il sistema della ricompensa e far venire l’acquolina in bocca anche a stomaco pieno. I ricercatori americani dell’University of Cincinnati hanno infatti individuato il meccanismo che lega segnali ambientali e stimolo della fame.

La ricerca, condotta sui topi, spiega perché in contesti in cui si è gustato del buon cibo – che sia un ristorante o la casa di un amico dalle note abilità culinarie – ci si aspetta di risperimentare la stessa sensazione e si mangia molto, indipendentemente dal raggiungimento della soglia della sazietà. Dallo studio è emerso che l’orexina – una molecola prodotta dal cervello che regola appetito e sonno e che risulta collegata anche alle dipendenze da cocaina e nicotina – è infatti responsabile anche dei comportamenti alimentari scorretti, come il consumo eccessivo di cibi ad alto contenuto calorico che genera piacere, ma può portare all’obesità.

Disattivare questo meccanismo cerebrale, suggeriscono i ricercatori, potrebbe aiutare a sconfiggere il “peccato di gola” e a combattere l’obesità. Come spiega Derrick Choi, coordinatore della ricerca, “I futuri trattamenti contro l’obesità potranno quindi essere composti, oltre che da cambiamenti dello stile di vita, da terapie farmacologiche per regolare la produzione di orexina”.

I bambini accuditi dai nonni hanno più probabilità di essere in sovrappeso

nonniSe i bambini passano molto tempo con i nonni hanno il 34% di probabilità in più di essere in sovrappeso rispetto invece ai bambini che vanno all’asilo nido. Almeno questo emerge da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della University College di Londra e riportato sul quotidiano britannico Daily Telegraph.

Lo studio ha coinvolto 12 mila bambini di 3 anni d’età  i cui dati sono stati raccolti nel Millennium Cohort Study, uno studio britannico focalizzato sulla salute dei bambini di età compresa tra i nove mesi e i tre anni, nati in Gran Bretagna tra il 2000 e il 2001.

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