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Dietologica

Eva, il Serpente e la Mela Candita

Archivio per la categoria 'Studi e ricerche'

L’obesità può essere combattuta anche quando si è geneticamente predisposti

A dimostrarlo è stato uno studio dell’ Università di Cambridge secondo cui almeno il 40% del grasso dovuto ai geni può essere eliminato con l’esercizio.

Lo studio ha esaminato più di 20 mila persone tra i 39 e i 79 anni, alla ricerca di 12 marker genetici caratteristici dell’obesità. A seconda del risultato è stato assegnato un ‘punteggio’  legato alla maggiore o minore predisposizione al sovrappeso. I pazienti hanno poi dovuto compilare un questionario sulle abitudini alimentari e sull’attività fisica.

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Perdere qualche chilo tra una gravidanza e l’altra può aiutare

Perdere i chili accumulati nei mesi di gravidanza è per molte neo-madri una vera e propria sfida, ma perdere 4,5 chili tra una gravidanza e l’altra può aiutare a evitare il ripetersi di pericolose complicanze diagnosticate nel corso della prima gravidanza.

La preeclampsia, caratterizzata da pressione alta, proteine nelle urine e gonfiore, si verifica in circa il 5% delle donne americane in dolce attesa ogni anno.

Effetti a lungo termine degli stravizi alimentari

Avviso a quanti stanno tornando dalle vacanze. Se i pranzi della villeggiatura sono stati troppo generosi, mentre anche l’attività fisica è andata in vacanza, è probabile che i chiletti accumulati su fianchi e pancetta faranno compagnia fino alla prossima estate. Lo sostiene uno studio appena pubblicato su BioMed Central’s Nutrition & Metabolism secondo cui con quattro settimane di introiti calorici fuori controllo e movimento quasi assente, l’aumento di peso è destinato a durare fino a due anni dopo.

L’infelice profezia si deve a un gruppo di studiosi svedesi dell’Università di Linkoping che ha messo all’ingrasso un gruppo di 18 volontari facendoli mangiare il 70% più del solito, tanto che alla fine della ‘cura’ di un mese erano ingrassati di 6,4 chili.

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Troppi grassi possono alterare l’ormone della gratificazione

Una carbonara metterà pure il buonumore, e così pure una porzione di patatine fritte, magari con un po’ di maionese. Ma non si deve esagerare: se, infatti, cedere alle tentazioni può essere gratificante nel breve periodo, è bene “soddisfarsi” solo di tanto in tanto perché un’esposizione prolungata a una dieta ricca di grassi è responsabile di stravolgere, a livello cerebrale, la trasmissione della dopamina – l’ormone noto anche come “della ricompensa o della gratificazione” – sortendo l’effetto contrario.

La ricerca è stata presentata a Pittsburgh in occasione del Meeting Annuale della Society for the Study of Ingestive Behavior (SSIB) da un gruppo di ricercatori della University of Illinois di Chicago guidati da Mitchell Roitman.

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Cosa mangiano gli italiani in viaggio?

Ponte critico per gli italiani che hanno deciso di mettersi in viaggio. Mentre 3 automobilisti su 4 hanno già effettuato gli ordinari controlli sul veicolo (check dell’olio motore, acqua radiatore, olio freni, etc.) in previsione delle lunghe code su strade e autostrade, sono pochi gli italiani che si stanno attrezzando, con le giuste merende e bevande, per le lunghe soste forzate che, come ogni anno, accompagnano le famiglie italiane in viaggio nei giorni dell esodo estivo.

I rischi causati dallo stress e dalla stanchezza accumulata in ore ed ore di coda non sono pochi e, in mancanza di una corretta alimentazione, possono trasformarsi anche in veri e propri pericoli per la salute. I consigli per chi e in partenza arrivano da “Buondi Vacanze”, il vademecum su come prepararsi al meglio dal punto di vista nutrizionale al lungo esodo estivo, stilato da un pool di esperti nutrizionisti selezionati dal Gruppo Buondi Bistefani.

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La chiave per dimagrire è mangiare meno carne

dietaAd affermarlo è uno studio  pubblicato dal Journal of Clinical Nutrition, secondo cui a parità di calorie introdotte chi mangia più carne ha un maggiore rischio di ingrassare. Lo studio, coordinato dall’Imperial College di Londra, ha indagato sulle abitudini alimentari di 400 mila persone in 10 paesi europei tramite questionari.

I partecipanti sono stati pesati all’inizio della ricerca e cinque anni dopo. Uno dei risultati è stato che a parità di calorie introdotte, una persona che mangia 250 grammi di carne in più al giorno aumenta di 2 chili nei 5 anni. Inoltre la maggiore associazione tra aumento di peso e carne è  stata trovata per quella degli insaccati.

Secondo i ricercatori ancora non è chiaro il meccanismo secondo cui avviene l’aumento di peso: “Io raccomanderei comunque di diminuire la quantità di carne nella dieta – ha affermato Anne-Claire Vergnaud, che ha coordinato lo studio, alla Bbc – sia per questioni di peso che di salute in generale”.

Non è che mi fiderei molto di questa ricerca…in fondo sono solo due chili in 5 anni e le variabili sull’aumento di peso possono essere tantissime.

Donne in sovrappeso più a rischio parti prematuri

Le donne incinte obese o in sovrappeso hanno più probabilità di partorire prematuramente, cioè prima della 32esima o 33esima settimana di gravidanza. Questo è quanto emerso da uno studio della McMaster University di Ontario (Canada) pubblicato sulla rivista British Medical Journal.

Dai risultati è emerso che le donne in sovrappeso sono più a rischio del 30 per cento di mettere al mondo figli prematuri rispetto alle donne normopeso. Per le donne obese, invece, il rischio aumenta fino al 70 per cento. Infine, i ricercatori hanno scoperto che le donne con chili in più hanno maggiori probabilità di sviluppare complicazioni durante la gravidanza, come il diabete e l’ipertensione.

Asma e obesità

Le difficoltà respiratorie causate dall’obesità, soprattutto negli adulti, potrebbero fuorviare il medico e portare a una diagnosi di asma.

Un gruppo di ricercatori ha scoperto che su circa 500 adulti canadesi cui un medico aveva diagnosticato l’asma, per 150 di loro (ovvero il 30%) l’esame oggettivo della funzione respiratoria escludeva un disturbo polmonare.

10 chili in più per triplicare il rischio di contrarre il diabete

dimagrireBastano dieci chili in più di peso quando si raggiungono i 50 anni per triplicare il rischio di contrarre il diabete di tipo 2. Lo ha dimostrato una ricerca statunitense pubblicata dal Journal of the American Medical Society.

Lo studio è stato condotto dall’università di Seattle, e ha dimostrato che l’effetto negativo si manifesta qualunque sia il peso di partenza. Per coloro che sono già obesi al raggiungimento della mezza età aggiungere ulteriori chili aumenta il rischio addirittura di cinque volte rispetto a chi non è obeso e non ingrassa.

L’aumento di peso favorisce anche l’insorgenza del diabete di tipo 1, sottolineano gli autori: ”Il risultato di questa ricerca conferma che è fondamentale mantenere un peso corporeo ottimale quando si raggiunge la mezza età – ha spiegato Mary Biggs, che ha coordinato lo studio – e suggerisce che il controllo della massa corporea rimane importante per evitare il diabete fino almeno ai 65 anni”.

Vero o soltanto virtuale il cibo provoca le stesse reazioni emotive nelle persone affette da disturbi alimentari

dieta_mediterraneaA scoprirlo è stata Alessandra Gorini dell’Istituto Auxologico di Milano in uno studio internazionale pubblicato negli Annals of General Psychiatry.

“Anche se preliminari – ha detto la scienziata – i nostri dati dimostrano che gli stimoli virtuali sono efficaci quanto quelli reali, e che sono più efficaci delle immagini statiche nella generazione di risposte emotive nei pazienti con disordini alimentari”.

I ricercatori hanno messo a confronto le risposte di un gruppo di 10 anoressiche, 10 bulimiche e 10 donne al cibo presentato realmente, virtualmente (facendo interagire i soggetti con un pc) e tramite fotografie.

Attraverso l’analisi del battito cardiaco e la conduttanza cutanea i ricercatori hanno scoperto che il livello di stress è statisticamente identico sia nella realtà virtuale sia nella reale esposizione al cibo. Grazie a questa scoperta i medici potranno utilizzare la realtà virtuale per effettuare screening, per valutare e trattare le reazioni emotive provocate da specifici stimoli nei pazienti affetti da diversi disturbi psicologici.