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Archivio per la categoria 'psicologia'

Io non mangio per fame: Il binge eating disorder

bingeSi parla sempre più spesso, a ragion veduta, di anoressia e bulimia, ma il “mondo” dei disturbi alimentari non finisce lì.

Ci sono i cosiddetti “disturbi non altrimenti classificati” in cui rientrano, ad esempio la Night Eating Syndrome (NES) di cui abbiamo già parlato, e il Binge Eating Disorder (BED).

Di articoli che affrontano queste sindromi in maniera molto scientifica, ce ne sono molti. L’informazione è a portata di mano, o di click!

Vorrei quindi “presentare” un approccio un pò meno impersonale di quello che accade in soggetti con BED.

Cos’è il binge eating disorder

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Lettera da Ana (parte IV)

Sei meritevole; hai portato questo su te stessa. Oh, tutto ciò è rigido? Non vuoi che questo ti succeda? Sono ingiusta?

Si, Ana è orribilmente ingiusta! E tu, invece, sei meritevole ogni qualvolta cedi alla fame. Sei meritevole perchè ogni morso che addenta un panino non è altro che vita, vita di cui ti nutri.

Io faccio cose che ti aiuteranno. Lo rendo possibile perchè tu la smetta di pensare ad emozioni che ti causano tensioni. I pensieri di rabbia, di tristezza, di disperazione e di solitudine possono cessare perchè li porto via e riempio la tua testa col metodo di contare le calorie. Porto via la tua lotta ad adattarti con chi prende in giro la tua età, la lotta del tentativo soddisfa chiunque. Perchè ora sono la tua unica amica e sono l’unica di cui hai bisogno per piacere.

L’unica cosa che fa Ana, è renderti debole e senza forze, cachettica grazie alla fusione dei muscoli, ti dona una pelle secca e giallastra, occhi infossati, insonnia, insicurezza, tristezza fino alla depressione, malumore ed irritabilità, dolori addominali, annulla tutta la tua femminilità eliminando le curve rendendoti spigolosa ed inguardabile. Se sei fortunata ti fermi a questo punto, in caso contrario vai incontro a complicanze più gravi che ti conducono direttamente nell’aldilà. Questo fa Ana. Non essendo Dio non può fare né miracoli né nient’altro. Ed il risultato dell’anoressia di sicuro non ti rende una persona piacevole e piacente agli occhi degli altri. Tantomeno l’anoressia può ritenersi tua amica per gli orrori che ti fa, e pure se lo fosse non sarebbe altro che un’amica immaginaria frutto esclusivo della tua mente. Come l’hai creata così puoi distruggerla.

Ho un punto debole. Ma non dobbiamo informare nessuno. Se decidi di contrastarmi, tenderti verso qualcuno e dirgli come vi rendo vivi, tutto l’inferno si libererà.

Ciò che Ana chiama inferno non è altro che la preoccupazione che, ovviamente, esplode nelle persone a cui sei cara. Da fuori è più facile vedere qual è il risultato dell’anoressia che ho descritto qualche rigo fa, ed è più facile comprendere che hai bisogno di un’aiuto che ti faccia cambiare strada.

Nessuno deve scoprire che nessuno può rompere questo rivestimento con cui ti ho coperta.

L’anoressia è un’amica immaginaria frutto esclusivo della tua mente, non è reale, è solo un pensiero errato tramutato in convinzione e per questo ti porta a compiere gesti che non vorresti. Se riflettessi su tutti i pro ed i contro di questi pensieri, su come hanno cambiato ed influenzato il tuo stile di vita, la felicità e la considerazione di te stessa forse saresti la prima a renderti conto che tutto questo non porta ad una vita felice e gratificante.

Io ho creato te, questa sottile, perfetta, bambina di successo. Sei mia e mia e sola. Senza di me non sei nulla. Quindi non combattermi così.

Se fossi realmente perfetta e di successo non avresti bisogno di nascondere la malattia (in realtà non avresti neanche bisogno di essere anoressica…) e nessuno ti direbbe: “guarda che così più che una femmina sembri solo un manico di scopa…”

Quando gli altri commentano, ignorali. Passaci sopra, dimenticati di loro, dimenticati di chiunque provi a portarmi via. Sono il tuo bene più grande e intendo mantenere questa cosa. Sinceramente, Ana.

Certo che puoi ignorarmi! Così diamo più lavoro ai medici del reparto di rianimazione e del pronto soccorso, alle pompe funebri, ai guardiani dei cimiteri, ai fiorai, ai costruttori di bare… con la crisi che c’è in giro forse qualcuno te ne sarà grato! Oppure puoi riflettere su te stessa, puoi guardare la te anoressica di oggi e ricordare la te che esisteva prima di conoscere l’anoressia e cambiare tutto questo. Chi era più felice? Chi assaporava di più tutte le sfaccettature che le proponeva la vita?

Le altre parti della lettera ad Ana:

Lettera da Ana (parte I)

Lettera da Ana (parte II)

Lettera da Ana (parte III)

Discutiamone sul forum di Dietologica nella sezione apposita

Lettera da Ana (parte III)

Talvolta ti ribellerai. Si spera comunque non spesso. Riconoscerai la piccola fibra ribelle lasciata nel tuo corpo e ti avventurerai fino alla cucina oscura. La porta di credenza si aprirà lentamente, cigolando dolcemente. I tuoi occhi si sposternanno sopra il cibo che ho tenuto a una distanza sicura da te. Ritroverai le tue mani ad allungarsi, letargicamente, come un incubo, attraverso l’oscurità verso il pacco dei crackers. Li butterai giù meccanicamente, in realtà non per gustarli, ma semplicemente per godere del fatto che ti opponi a me.

In questa terza fase della malattia il tuo organismo inizia a reagire all’inadeguata restizione alimentare per lo spirito di sopravvivenza governato dal tuo inconscio. Il tuo corpo e parte della tua mente ti stanno avvisando che di questo passo ti dirigi verso il suicidio. Evidentemente loro non sono d’accordo, altrimenti non ti direbbero di fare qualcosa per rimediare… Ma chi è il tuo corpo e la tua mente? Tu! Tu non sei d’accordo col suicidio (eureka!), solo che c’è una piccola parte conscia (piccola perchè anche parte della tua coscenza ammette che stai facendo una cosa sbagliata, altrimenti non ti verrebbero le voglie di cibo come rimedio per la sopravvivenza…) che è governata dalle ossessioni dismorfofobiche. Questa piccola parte di coscenza prende inevitabilmente il sopravvento perchè “spegne” ogni forma di pensiero che non riguardi il tuo grasso inesistente, facendoti così focalizzare l’attenzione solo sulla falsa credenza di essere una “vacca grassa” e quindi spingendoti alla restrizione alimentare cosciente.

raggiungi un’altra scatola, un’altra ed un’altra ancora… il tuo stomaco diventerà gonfio e grottesco, ma ancora non ti fermerai. Tutto il tempo ti grido di fermarti, tu vacca grassa, tu realmente non hai il controllo di te stessa, tu ingrasserai. Quando ti sarà addosso ti aggrapperai a me, mi chiederai consiglio perchè in realtà non vuoi ingrassare. Hai infranto una regola cardinale e hai mangiato, e ora mi vuoi. Ti trascinerò in bagno, sulle tue ginocchia, a fissare nel vuoto della tazza del cesso. Le tue dita ti si cacceranno in gola e, non senza un bel po’ di sofferenza, la tua festa di cibo risalirà. Questo dev’essere ripetuto fin quando non sputerai sangue e acqua e ti renderai conto che è tutto andato.

Continua..

Lettera da Ana (parte II)

anoressia2La fame da dolore, e tu fingi di ritenere che io non sia dentro di te. Ben presto ti dirò che cosa fare non solo col cibo, ma che cosa fare TUTTO il tempo.

Nell’articolo precedente abbiamo visto come la malattia si è insinuata silenziosamente nella nostra mente ed ha preso possesso della nostra volontà. Ora entriamo nella seconda fase di Ana mettendo in pratica i suoi “consigli“.

Sorridi e annuisci. Presentati in buono stato. Risucchia quel grasso che hai nello stomaco, maledizione! Dio, sei una tale vacca grassa!!!

Ana, ovvero la tua vecchia coscienza che ora hai sostituito volontariamente con la malattia, sa che ti dirà di fare cose moralmente sbagliate e che arrecheranno danni alla tua salute, per cui non può far altro che nascondersi dietro false apparenze: fai finta di essere felice, non far vedere agli altri che ti stai distruggendo. Il problema non è tanto mentire agli altri, il problema è che non ti rendi conto che quando menti o nascondi qualcosa agli altri in realtà stai mentendo solo a te stessa, perchè se menti significa che sei cosciente di aver fatto un qualcosa che non avresti voluto e che non ti dà fierezza, quindi in realtà lo sai che le tue nuove credenze (vedi Lettera da Ana parte I) sono sbagliate e non ti fanno essere una persona migliore, nel tuo animo lo sai che non vorresti ricorrere a questi metodi drastici per sparire, altrimenti non ci sarebbe bisogno di mentire. Proprio per questo, con un po’ di buona volontà, si può uscire dal tunnel dell’anoressia smettendola di mentire a te stessa.

Ti dico cosa fare quando arrivano le ore dei pasti. Faccio sembrare un piatto di lattuga come una festa andata bene ad un re. Rifiuta il cibo. Fai credere di aver mangiato qualcosa. Nessun pezzo di qualsiasi cosa…….. se mangi, tutto il controllo verrà spezzato… E’ questo che desideri?? Ritornare dinuovo ad essere la VACCA GRASSA che eri una volta??

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Ipnosi per la cura dei DCA

Considerando che i Disturbi del Comportamento Alimentare  (DCA) originano da uno stato emotivo piuipnosittosto che fisico, lo psicologo e ricercatore Stefano Benemeglio propone l’ipnosi regressiva come cura.

L’ipnosi regressiva è una tecnica capace di riportare rapidamente alla luce il nostro inconscio attraverso un profondo stato di rilassamento e, andando in dietro nel tempo, fa riaffiorare pensieri ed episodi vissuti in modo spiacevole o traumatizzante che, nell’insieme, possono aver causato i problemi psicologici attuali, che in questo caso si rivelano con i DCA.

Questa tecnica è in grado di far emergere i ricordi da tempo rimossi, permettendo così di risalire alla causa del problema anche quando questa è stata eliminata dalla sfera del conscio.

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Porto la 40, eppure mi vedo grassa…

Porto la 40, ma quando mi guardo allo specchio mi vedo grassa.. sarò pazza?!

Più che “pazzia” questo disturbo si chiama dismofismo corporeo o dismorfofobia, cioè si ha una visione distorta della propria immagine corporea, la convinzione di notare un difetto inesistente come in questo caso, o la tendenza ad ingigantirne uno minimo. Questa fobia può generare ossessioni che possono determinare l’insorgenza di pericolosi disturbi del comportamento alimentare come l’anoressia e la bulimia. Il dismorfismo corporeo non è provocato da un disturbo visivo, ma dalle elaborazioni degli stimoli visivi che determinano una percezione deformata del proprio corpo a livello inconscio, cioè l’inconscio si convince di un qualcosa che non è reale.

L’immagine che abbiamo del nostro corpo non è statica, ma varia continuamente in relazione a molteplici fattori: umore, emozioni, ambiente che ci circonda, esperienza fisica, ma in particolare è influenzata dalla propria autostima più che da altre caratteristiche estetiche. Quindi non esistono regole che dimostrino che una taglia 38 è sinonimo di bellezza, ma fortunatamente esistono studi che dimostrano che nella maggior parte dei casi una taglia 38 è solo sinonimo di anoressia.

E voi vi vedete grasse?

Discutiamone sul forum di Dietologica, nel thread apposito

Come parlate quando siete a dieta?

Le parole si sa, sono molto importanti e l’impatto sul nostro cervello può avere qualche influenza.

Questo è quanto si sostiene nel PNL di cui abbiamo parlato nell’articolo: PNL e Dieta.

Di certo l’atteggiamento mentale con cui facciamo qualcosa influenza il nostro modo di essere… felici o tristi se è una nostra scelta oppure se siamo obbligati.

Ecco allora che alcuni psicologi ritengono che ci si dovrebbe porre in modo diverso.

Alcune frasi NO:

  • Devo perdere peso”
  • “Non dovrei mangiarlo!”
  • “Non posso mangiare le patatine fritte, sono a dieta”
  • Dovrei andare a fare jogging dopo lavoro”

Usando questi termini è chiaro che la dieta è imposta e ci sentiamo obbligate in queste scelte, da lì il malumore.

Per questo motivo e per motivarci di più dovremmo dire/pensare:

  • Sto perdendo peso” o “Voglio perdere peso”
  • Scelgo di non mangiarlo in questo momento”
  • Non mangio patatine fritte oggi” o “Non voglio le patatine fritte oggi”
  • Andrò a fare un pò di jogging dopo lavoro”

Vedete la differenza? Cambiare le parole utilizzate, toglie l’accento il giudizio sul fatto che siete a dieta, senza relativi sensi di colpa se invece ci si concede della patatine fritte.

Dire “Voglio..” rinforza la scelta, invece che forzarla.

E voi come vi ponete con voi e con gli altri?

Vi sentite in obbligo o è una libera scelta?

E credete davvero che la scelta della parole giuste possa fare la differenza?

PNL e Dieta

Ovvero: Programmazione Neuro Linguistica.

La PNL è un sistema di sviluppo personale iniziato negli anni ‘70 in America da Richard Bandler e John Grinder, sulla base degli studi pubbilcati da Erickson.

Si tratta, per spiegarlo in maniera spicciola, di scegliere le parole adatte per autoconvincersi di una cosa, in modo tale che il nostro cervello agirà di conseguenza. E questo in qualunque campo!

Certi messaggi, dati al nostro subconscio, dovrebbero modificare i nostri comportamenti. Le negazioni, per esempio, non sono percepite dal nostro cervello. Meglio dirsi “Desidero smettere di fumare” e non “Non devo più fumare”.

Nel primo caso il cervello percepisce cosa deve fare, come un desiderio, non un obbligo, nel secondo il cervello si confonde e tende a fare quel che viene detto senza negazione: Fumare!

 In Italia Debora Conti ha scritto libri e tiene seminari sull’argomento della PNL applicata alla dieta. Un esempio che fornisce a riguardo è: non pensare, per una dieta, di seguire regole, ma mosse, consigli.

Non dirsi: “Da oggi devo essere a dieta”, ma “Scelgo di mangiare in modo sano perchè mi fa bene”.

Voi ne sapete qualcosa? Avete seguito dei seminari? Avete letto i suoi libri?

Raccontateci la vostra esperienza.

Per mie ricerche personali ho approfondito l’argomento … Continua..