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Dietologica

Eva, il Serpente e la Mela Candita

Archivio per la categoria 'Disturbi del comportamento alimentare'

La vostra amica anoressia: 28 anni, 26 chili!

Ecco quella che chiamate la vostra amica “Anorexia”:

Complimenti per la scelta delle vostre amicizie

Disturbi alimentari già a 13 anni

anoressiaL’1,5% degli over 14 anni (maschi e femmine) soffre di disturbi del comportamento alimentare con una prevalenza nelle donne pari al 90%.

Ci si ammala, quindi, e ci si ammala sempre prima perchè se fino a 20 anni fa l’età di esordio di queste patologie si attestava intorno ai 15 – 17 anni, oggi “si è abbassata a 13 anni per l’anoressia nervosa e a 15 per la bulimia nervosa”.

A lanciare l’allarme il dottor Valdo Ricca, psichiatra e responsabile del servizio disturbi del comportamento alimentare presso la Clinica Psichiatrica dell’Università di Firenze, intervistato a margine del 14esimo Congresso della Societa’ Italiana di Psicopatologia in corso a Roma fino al 20 febbraio.

“E’ difficile spiegare perchè – continua l’esperto – certamente tra i fattori chiave l’anticipo del menarca, ma è importante sottolineare i fattori biologici, non ancora del tutto chiari e le influenze ambientali, gli input che vengono dall’esterno”.

“Laddove arriva la televisione, dove arriva l’immagine di donna, arriva l’anoressia nervosa”, denuncia il professor Gianfranco Placidi, direttore dell’Unità psichiatrica a Firenze, spiegando che le vittime sono in maggioranza donne perchè  “il loro cervello attribuisce un fattore di stima alla magrezza, una proporzione tra peso corporeo e stima di sè, per questo arrivano ad essere psicotiche, non vedendosi mai sufficientemente magre”, conclude Palcidi.

130 calorie al giorno

Una storia di anoressia e di lotta per la guarigione

Anoressia nervosa…un fantasma che perseguita anche tutta la vita

anoressiaUn fantasma che uccide un paziente ogni 200 ogni anno e che perseguita anche per tutta la vita.

E’ l’anoressia nervosa, patologia che guarisce nel 30% dei casi ma che si cronicizza per il 50% dei malati, “coloro che non riescono a guarire del tutto e sono costretti a trascinarsi i problemi per tutta la vita”.

Lo ha spiegato questa mattina a Roma il professor Fabrizio Jacoangeli, responsabile dell’Ambulatorio per la cura dell’Anoressia Nervosa all’Universita’ degli studi di Roma Tor Vergata, presentando nella sede dell’Enpam il volume ‘I disturbi del comportamento alimentare’, pensato per fare il punto sulle acquisizioni scientifiche piu’ recenti e per favorire lo sviluppo di un modello di intervento integrato, che solleciti strategie di prevenzione e politiche sanitarie adeguate.

Quanto alle cause, “sono patologie, quelle dei disturbi del comportamento alimentare, che nascono in famiglia – continua Jacoangeli a margine dell’incontro – ma non considero corretta l’idea che sia sempre colpa della madre del paziente. Il disagio è  insito nella persona, ma il modo in cui si manifesta dipende dall’ambiente esterno, dalla società – continua l’esperto -. Società  che è la via, la forma che prende il disagio, non di certo il suo fattore scatenante”.

Abiti A.N.A

Non mi dispiacerebbe fare 4 chiacchiere con l’ufficio marketing di questa linea di abiti dal nome A.N.A.
In questo caso sta per “A New Approach” ma non ci vuole niente a farlo diventare simbolo di uno stile alimentare!

ana

Decalogo dell’anoressia: Combatterla con l’aiuto dei familiari

anoressiaL’anoressia è una malattia che silenziosamente prende possesso della mente, è un processo graduale da cui risulta poi difficile distaccarsi. Il soggetto anoressico per guarire ha bisogno, oltre che della propria volontà, di un adeguato supporto da parte delle persone che ha attorno.

Sono di seguito riportate semplici regole utili per i familiari di anoressici:

CIBO

  • Non acquistare cibo particolare per indurre la figlia a mangiare
  • Ciascun membro della famiglia decide autonomamente cosa mangiare
  • Nessuno dev’essere forzato o limitato a mangiare qualcosa
  • Non trasformare i pasti in un campo di battaglia
  • La persona con disturbo alimentare è responsabile del suo comportamento
  • Se la figlia non mangia delegare il problema al terapeuta ed al nutrizionista della figlia
  • Lasciare che sia la figlia a decidere che cosa mangiare
  • Non controllare il peso, che cosa mangia, se si abbuffa…
  • Non cadere nella trappola di nascondere il cibo se presenta comportamenti bulimici

Continua..

Io non mangio per fame: Il binge eating disorder

bingeSi parla sempre più spesso, a ragion veduta, di anoressia e bulimia, ma il “mondo” dei disturbi alimentari non finisce lì.

Ci sono i cosiddetti “disturbi non altrimenti classificati” in cui rientrano, ad esempio la Night Eating Syndrome (NES) di cui abbiamo già parlato, e il Binge Eating Disorder (BED).

Di articoli che affrontano queste sindromi in maniera molto scientifica, ce ne sono molti. L’informazione è a portata di mano, o di click!

Vorrei quindi “presentare” un approccio un pò meno impersonale di quello che accade in soggetti con BED.

Cos’è il binge eating disorder

Continua..

Bulimia: I criteri diagnostici

dsmNel DSM – IV TR vengono descritti i criteri diagnostici clinici e psicopatologici che consentono di porre diagnosi di bulimia.

Secondo il DSM-IV TR la diagnosi si effettua in presenza dei seguenti criteri:

  1. mangiare in un definito periodo di tempo una quantità di cibo significativamente maggiore di quello che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso periodo di tempo ed in circostanze simili
  2. sensazione di perdere il controllo durante l’episodio come il non riuscire a smettere di mangiare
  • Ricorrenti ed inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici, enteroclismi o altri farmaci, digiuno o esercizio fisico eccessivo
  • Le abbuffate e le condotte compensatorie si verificano entrambe in media almeno due volte alla settimana per tre mesi
  • I livelli di autostima sono indebitamente influenzati dalla forma e dal peso corporeo
  • L’alterazione non si manifesta esclusivamente nel corso di anoressia nervosa

Tra questi, il criterio psicopatologico più importante è la presenza della sensazione di perdita di controllo durante l’episodio di abbuffata perchè è il criterio che individua una condizione psichica specifica che accompagna il comportamento e che senza la quale probabilmente il soggetto non si abbufferebbe, nè perderebbe il controllo della sua azione.

[Bibliografia: anoressia del sessuale femminile - Franco Angeli]

Anoressia: i criteri diagnostici

dsmNel DSM-IV TR vengono descritti i criteri diagnostici clinici e psicopatologici che consentono di porre diagnosi di anoressia.

Secondo il DSM-IV TR la diagnosi si effettua in presenza dei seguenti criteri:

Il problema dell’uso di questi criteri è che diagnosticano un numero di anoressici inferiore rispetto agli anoressici realmente esistenti, perchè, ad esempio, non tutte le anoressiche arrivano ad un grado di gravità della malattia tale da determinare amenorrea. Per cui possiamo dire che la presenza di tutti questi sintomi clinici indicano un livello di gravità, e non l’assoluta presenza o l’assenza della patologia anoressica.

[Bibliografia: anoressia del sessuale femminile - Franco Angeli]

Anoressia: cosa chiedereste al vostro medico?

anoressiaE’ da quasi un anno che scrivo articoli su Dietologica, riempendovi di informazioni sull’anoressia con l’intento di spiegarvi cos’è, quali sono gli errori dell’essere pro ana e perchè è così pericoloso esserne coinvolte.

In questo articolo non vi parlerò di niente, lascio la parola a voi, con la speranza che questa volta possiate insegnare voi qualcosa a me su questa terribile malattia, vi lascio solo una domanda:

Il mese scorso mi sono ritrovata a parlare con un amico psichiatra e quando gli ho chiesto se avesse pazienti anoressiche mi ha risposto: “è difficile avere pazienti anoressiche in modo stabile, perchè nella maggior parte dei casi vengono una volta e mai più! Proprio per questo risulta difficile curarle… A volte vengono solo perchè sono costrette dai familiari, è raro vedere nel mio studio una ragazza anoressica venuta di sua spontanea volontà e con l’intento di curarsi perchè, anche se la buona volontà ce l’ha, spesso le risulta difficile aprirsi e parlare della sua malattia…”

Credo non ci sia bisogno di aggiungere altro… per cui la domanda che vi lascio è:

Se ne avreste la possibilità, cosa chiedereste al vostro medico? In che modo vorreste che il vostro medico vi aiuti e vi curi? dove sbaglia, secondo voi, il vostro medico?

e…per chi è in cura o già ce l’ha fatta… quanto ha pesato il ruolo del medico nel vostro cammino verso la guarigione? Avete trovato efficace ed efficiente la cura e l’approccio del vostro medico? o ha contato di più la vostra forza di volontà?

Infine… per chi proprio non riesce ad uscirne… perchè? Secondo te, cosa ti tiene legata così fortemente all’anoressia da non riuscire a dire basta?

Se volete, scrivetelo voi quest’articolo lasciando i vostri commenti…