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Dietologica

Eva, il Serpente e la Mela Candita

Archivio per la categoria 'Dal Mondo'

Una moderata riduzione dell’apporto calorico giornaliero è in grado di ‘ringiovanire il cervello’

Ad analizzare tale relazione, la ricerca ‘Food restriction enhances visual cortex plasticity in adulthood’, realizzata su ratti adulti e sani da un gruppo di ricercatori dell’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (In-Cnr) guidato da Lamberto Maffei, presidente dell’Accademia nazionale dei Lincei e già direttore dell’Istituto.

Lo studio è stato pubblicato su Nature Communications. “Abbiamo dimostrato che una lieve riduzione delle calorie ingerite ha un forte impatto sulla plasticita’ del cervello, quella caratteristica che ci permette di apprendere, memorizzare e promuovere il recupero da danni cerebrali di vario genere”, afferma Maria Spolidoro, ricercatrice dell’In-Cnr di Pisa. Lo studio e’ stato realizzato principalmente sulla plasticita’ del sistema visivo, utilizzando la deprivazione monoculare, continua Spolidoro: “Una procedura che, effettuata durante le fasi precoci dello sviluppo postnatale, determina cambiamenti funzionali e anatomici a livello della corteccia visiva primaria binoculare ed e’ modello sperimentale per una delle patologie piu’ diffuse della vista, l’ambliopia (nota anche come ‘occhio pigro’)”.

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Tutta colpa degli endocannabinoidi

La voglia irrefrenabile di cibi grassi, dai panini del fast food alle patatine fritte, e in generale tutto il ‘junk food’, il cibo spazzatura, dipende dagli endocannabinoidi, che inibiscono la capacità di reprimere il desiderio. Il Dipartimento Drug Discovery and Development dell’Istituto Italiano di Tecnologia, guidato dal Prof. Daniele Piomelli, è autore di uno studio pubblicato oggi sulla rivista PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences): “An endocannabinoid signal in the gut controls dietary fat intake“. Coordinato dal Prof. Daniele Piomelli, è frutto di una collaborazione Italo-Americana tra l’Istituto Italiano di Tecnologia, la University of California – Irvine e l’Albert Einstein College of Medicine of Yeshiva University, New York.

Gli autori dello studio hanno identificato un sorprendente meccanismo biologico, che si è  dimostrato essere alla base della difficoltà nello smettere di mangiare cibi ricchi di grassi, una volta iniziata la loro ingestione. Dai test effettuati, è stato evidenziato il ruolo fondamentale degli endocannabinoidi, sostanze prodotte naturalmente dal corpo umano, chiamati in questo modo in quanto il THC, il principio attivo della marijuana, o Cannabis, ne mima gli effetti, compreso quello del desiderio di cibo.

Nei test effettuati, si è visto che i soli cibi grassi, quindi non gli zuccheri o le proteine, generano un segnale di feedback positivo nella lingua che, prima, viene inviato al cervello e da li’, attraverso il nervo vago, all’intestino.

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La percentuale di ragazzi bulimici potrebbe essere addirittura superiore a quella delle ragazze

Ad affermarlo sono due studi, uno fatto in Gran Bretagna e uno a Taiwan, secondo cui sono sempre di più quelli che nella fascia tra i 10 e i 12 anni usano questo espediente per dimagrire.

Secondo la prima indagine del National Health Institute sono piu’ di 5mila gli episodi riportati lo scorso anno, una cifra che pero’ gli stessi ricercatori definiscono sottostimata perche’ non tutti i casi arrivano ai canali ufficiali, molti dei quali su bimbi di 10 anni.

Un’altra ricerca pubblicata dal Journal of Clinical Nursing su 16mila soggetti taiwanesi ha verificato che il 16 per cento degli adolescenti tra i 10 e i 12 anni ha almeno una volta vomitato per dimagrire dopo essere stato preso in giro per il peso, mentre tra le ragazze la percentuale scende al 10 per cento.

”Ad essere più soggetti sono i ragazzi piu’ sedentari – hanno spiegato i ricercatori – che passano molto tempo davanti alla tv e giocando al computer”. Il problema è stato evidenziato anche da un altro studio del Cdc di Atlanta, secondo cui il 4% degli adolescenti maschi americani usa lassativi per dimagrire.

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In rete…76 milioni di inganni per dimagrire

Chi non ricorda digiuni totali di Fantozzi alle prese con la dieta del professor Birkermeier in “Fantozzi contro tutti”, o la ‘pappa’ miracolosa inventata da Renato Pozzetto e Carlo Verdone in “Sette chili in sette giorni”?

Erano gli anni Ottanta e Internet era ancora un’utopia. Oggi invece la promessa del miracolo senza sforzi corre sul web: digitando ‘dieta’ su un motore di ricerca compaiono oltre 76 milioni di voci che promettono ingannevolmente giri vita da sfilata, la perdita di 2 chili in 4 giorni senza sforzo e privazioni alimentari, e qualche piccolo peccato di gola concesso.

Pochissimi i siti che parlano di ‘dieta sana e equilibrata’ e ancor meno di ‘educazione alimentare’. Per non parlare della necessità di fare moto, parola tabu’.

E’ l’allarme lanciato dai dietisti dell’Andid nel Workshop ‘Educazione alimentare: trappole e risorse della rete’ che si è svolto nell’ambito del 23mo Congresso dell’associazione a Milano. Da cui è emerso che la comunità di frequentatori delle trappole dietetiche della rete è vertiginosa: ogni 24 ore si registrano piu’ di 4.000 nuove iscrizioni con risultati che superano facilmente i 2 miliardi.

Obesità e problemi cardiovascolari già a 9 anni

Nei bambini che non fanno una sufficiente attività fisica giornaliera compaiono i primi segni di problemi cardiovascolari già a 9 anni. Lo afferma una ricerca svedese, che ha analizzato 223 bambini di entrambi i sessi. I soggetti protagonisti dello studio pubblicato dalla rivista Acta Pediatrica facevano solo 15 minuti di esercizio vigoroso al giorno se erano maschi, e appena 11 se femmine.

Anche a parità di indice di massa corporea, nei bimbi più sedentari la percentuale di massa grassa era più alta, e il ritmo cardiaco a riposo era maggiore rispetto ai coetanei più attivi.

Il discorso vale ancora di più per le bambine, che a parità di esercizio con i colleghi maschi hanno questi due indici con valori ancora più alti.

“Questa ricerca – ha detto Tina Tanha dello Skane University Hospital di Malmoe – spiega che i fattori di rischio cardiovascolare legati all’inattivita’ sono gli stessi nei bambini e negli adulti. I genitori dovrebbero tenerne conto cercando di evitare ai figli una vita troppo sedentaria”.

L’Obesità è contagiosa? Solo questo ci mancava per fare discriminazione

L’obesità è contagiosa: frequentare persone in sovrappeso aumenta il rischio di diventare, a propria volta, fuori forma. È quanto emerge da uno studio pubblicato su American Journal of Public Health dai ricercatori dell’Arizona State University di Tempe (Usa), secondo cui chi ha problemi di peso tende a influenzare “in negativo” le persone che lo circondano.

Nel corso della ricerca gli esperti hanno confrontato l’indice di massa corporea di 101 donne con quello dei loro amici e familiari (812), rilevando che il rischio di obesità risultava maggiore nei soggetti che frequentavano persone in sovrappeso.

Secondo gli studiosi sono tre le ipotesi in grado di spiegare questo fenomeno: gli amici possono condividere abitudini alimentari e passatempi “nocivi”; frequentare individui obesi porta a ritenere il sovrappeso “normale”; o, infine, chi ha problemi di linea può esercitare una “sottile pressione psicologica” sugli altri affinché raggiungano il loro stesso peso.

“Se siamo in grado di comprendere il modo in cui l’obesità si diffonde tra i membri di un nucleo familiare e tra gli amici – spiega Daniel Hruschka, che ha guidato lo studio – possiamo anche capire dove focalizzarci per combatterla”.

Iniezioni di botulino a soli 7 anni: Cosa ne pensate?

Si chiama Bree e sua madre ha deciso di farne una piccola stella dello star system. Mentre le sue coetanee truccano e pettinano le Barbie, Bree ogni due mesi si sottopone a sedute per iniezioni di botox e filler eseguite dalla sua mamma. Ha solo 7 anni.

Questa storia folle, di abuso e mania nei confronti di questa bambina, è raccontata in esclusiva dal quotidiano inglese The Sun. Sharon Evans, la mamma single di 33 anni di Bree originaria di Wes London, non ha dubbi: la figlia deve diventare senza se e senza ma come Willow Smith, la baby star figlia dell’attore di Hollywood Will Smith e Jada Pinkett.

Sharon tempo fa seguì un corso per estetisti e così ogni due mesi interviene sul faccino di sua figlia con iniezioni di botox e filler, ma ancor peggio, guardando le fotografie di Bree si scorge che le sopraciglia hanno un non so che di artificiale. Non è un’illusione perché le sopraciglia di Bree non sono reali, ma tatuate dalla madre che a sua volta ha appreso la tecnica da un ex fidanzato che di professione faceva il tatuatore.

 

Se la voglia di dolci non si spegne e tutta colpa dei geni

È più di un languore per qualcosa di buono, molto di più della “voglia” che prende chi è in attesa di un bambino. Secondo i ricercatori dell’Università di Goteborg, in Svezia, chi ha sempre desiderio di dolci potrebbe essere sotto scacco di un gene che funziona troppo e male. Lo scrivono sulla rivista Plos One dopo aver eseguito l’analisi di 579 persone dalla quale è emerso che i soggetti “portatori” di una modifica del gene che controlla la grelina, ormone che regola l’appetito, sono maggiormente attratti dai dolciumi, dai cibi ricchi di zuccheri e persino dall’alcol.

In una ricerca parallela condotta in laboratorio, i topi a cui era bloccata la produzione di grelina “snobbavano” gli alimenti zuccherini. “Questo dimostra che la grelina funziona come un pilota forte quando si tratta di rintracciare sostanze gratificanti come lo zucchero o l’alcol”, sostiene Elisabet Jerlhag, ricercatrice dell’Accademia Sahlgrenska, tra gli autori dello studio.

Il ruolo della grelina è noto da tempo. Quando i suoi livelli aumentano si attiva un meccanismo di ricompensa nel cervello, determinando un incremento della motivazione nella ricerca di cibo. Altri studi hanno già legato questo meccanismo a molte dipendenze, non solo dal cibo, ma anche da sostanze stupefacenti e alcol. Sono state già sperimentate terapie che agiscono direttamente nei confronti dell’ormone per ridurre l’assuefazione alle droghe e curare l’alcolismo. “Questi studi aiutano la società a riconoscere le dipendenze come una malattia – dice Jerlhag – e quindi aiutano queste persone ad avere le cure necessarie più facilmente”.

20 anni: morire con una dieta…per entrare nell’esercito

Glenni Wilsey, un ragazzo di 20anni è morto per uno squilibrio cardiaco e, secondo la madre, la causa sarebbe la dieta ferrea consigliata dagli ufficiali di reclutamento dell’esercito.

L’11 febbraio Glenni si è arruolato ma, a causa del peso, il suo impiego è stato posticipato. Al momento della firma il peso di Glenni era di 118 chili, così il ragazzo si è messo a dieta. Al momento della morte però il suo peso era di 89 chili, quasi trenta in meno.

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