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Dietologica

Eva, il Serpente e la Mela Candita

Archivio per aprile, 2011

L’obesità in una molecola del cervello

Una molecola nel cervello potrebbe essere una delle cause scatenanti dell’obesità e del diabete di tipo 2. Lo afferma uno studio pubblicato dalla rivista Journal of Neuroscience, secondo cui a provocare queste patologie è la modifica di una serie di segnali regolatori da parte dell’ipotalamo.

Lavorando con topi diabetici e obesi i ricercatori della Yeshiva University hanno dimostrato che un eccesso della disponibilita’ di cibo provoca una sovrabbondanza della proteina chiamata Txnip, che interagisce con le cellule dell’ipotalamo.

“Il nostro studio dimostra che questa molecola fornisce un link tra la percezione delle sostanze nutritive da parte del cervello e la crescita di peso e massa grassa – ha spiegato l’articolo – l’iperglicemia causa un eccesso di Txnip nell’ipotalamo, che a sua volta contribuisce in diversi modi, dalla diminuzione del consumo di energia alla riduzione dell’efficienza con cui i grassi vengono bruciati, all’obesità”.

La ricerca, secondo gli autori, potrebbe dar vita a nuove terapie. “Se si riuscirà a bloccare l’eccesso della proteina – hanno concluso – si potrebbe prevenire sia l’aumento di peso che l’insorgenza del diabete”.

L’obesità dei bambini è la dieta sbagliata delle mamma in gravidanza

Un quarto dei casi di obesità tra i bambini potrebbe essere dovuto a una dieta sbagliata delle mamme durante la gravidanza. Lo ha dimostrato uno studio pubblicato dalla rivista ‘Diabetes’, secondo cui il regime alimentare può modificare l’espressione di alcuni geni nel nascituro.

Lo studio internazionale, guidato dall’università di Southampton, ha cercato nel sangue del cordone ombelicale delle mamme dei ‘markers epigenetici’, e ne hanno trovati in abbondanza nelle mamme con una dieta ricca in carboidrati e zuccheri. “Quello che ci ha stupito”, ha commentato Keith Godfrey, uno degli autori, “è che un quarto delle obesità riscontrate nei figli può essere spiegato da questo fenomeno”.

La differenza principale trovata dagli esperti è nel gene Rxra che regola i recettori della vitamina A, a sua volta coinvolta nel metabolismo dei grassi: “Spesso si fanno raccomandazioni alle future mamme sulla dieta – ha concluso l’esperto – ma forse è il caso che la questione salga nell’agenda delle priorità dei medici”.

Se la voglia di dolci non si spegne e tutta colpa dei geni

È più di un languore per qualcosa di buono, molto di più della “voglia” che prende chi è in attesa di un bambino. Secondo i ricercatori dell’Università di Goteborg, in Svezia, chi ha sempre desiderio di dolci potrebbe essere sotto scacco di un gene che funziona troppo e male. Lo scrivono sulla rivista Plos One dopo aver eseguito l’analisi di 579 persone dalla quale è emerso che i soggetti “portatori” di una modifica del gene che controlla la grelina, ormone che regola l’appetito, sono maggiormente attratti dai dolciumi, dai cibi ricchi di zuccheri e persino dall’alcol.

In una ricerca parallela condotta in laboratorio, i topi a cui era bloccata la produzione di grelina “snobbavano” gli alimenti zuccherini. “Questo dimostra che la grelina funziona come un pilota forte quando si tratta di rintracciare sostanze gratificanti come lo zucchero o l’alcol”, sostiene Elisabet Jerlhag, ricercatrice dell’Accademia Sahlgrenska, tra gli autori dello studio.

Il ruolo della grelina è noto da tempo. Quando i suoi livelli aumentano si attiva un meccanismo di ricompensa nel cervello, determinando un incremento della motivazione nella ricerca di cibo. Altri studi hanno già legato questo meccanismo a molte dipendenze, non solo dal cibo, ma anche da sostanze stupefacenti e alcol. Sono state già sperimentate terapie che agiscono direttamente nei confronti dell’ormone per ridurre l’assuefazione alle droghe e curare l’alcolismo. “Questi studi aiutano la società a riconoscere le dipendenze come una malattia – dice Jerlhag – e quindi aiutano queste persone ad avere le cure necessarie più facilmente”.

Obesità e rischio di degenerazione maculare

Mettere su pancia quando si è nella mezza età aumenta il rischio di sviluppare la degenerazione maculare, un problema agli occhi che porta alla cecità. Lo ha scoperto uno studio dell’Università di Melbourne, secondo cui questo effetto si ha però solo negli uomini.

I ricercatori hanno seguito 21mila persone tra i 40 e i 64 anni, monitorando la circonferenza del punto vita e verificando in quanti di questi si presentava la degenerazione maculare. Dalla ricerca è emerso che negli uomini per ogni aumento di 0,1 del rapporto tra la circonferenza della vita e quella dei glutei il rischio di malattia sale del 75 per cento.

La colpa, spiega l’articolo pubblicato dall’American Journal of Epidemiology, potrebbe essere degli estrogeni, che sono prodotti dal grasso addominale e che favoriscono l’infiammazione delle cellule dell’occhio. Le donne sarebbero immuni da questo effetto perche’ il loro corpo è già abituato ad alti livelli di questi ormoni. “Ci sono evidenze che l’infiammazione è coinvolta nella degenerazione maculare – scrivono gli autori – e l’obesità è una condizione pre-infiammatoria”.
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