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Dietologica

Eva, il Serpente e la Mela Candita

Archivio per febbraio, 2011

9 kg a settimana? Ma chi ci crede?

La pubblicità che vedete qui sotto ci è arrivata pochi giorni fa nella nostra email. Mi sembra ovvio che non c’è nessun prodotto al mondo che permetta di dimagrire 9 chili in una settimana. Noi l’abbiamo segnalata agli organi appositi come pubblicità ingannevole nella speranza che prendano provvedimenti, voi mi raccomando non ci cascate. Ci sono bastate le battaglie sull’Acay Berry e il Colon Cleanse, evitiamo altri problemi.

Perchè le diete falliscono?

Chi è stressato – anche a causa della dieta – mangia più cibi grassi rispetto a chi stressato non è: lo studio, pubblicato sul Journal of Neuroscience, mette in evidenza che le diete possono mettere a dura prova il cervello, e che può essere proprio il cervello a stabilire se una dieta avrà successo oppure no.

Lo studio, realizzato dall’Università della Pennsylvania, ha esaminato i livelli ormonali e il comportamento di alcuni topi – che hanno dimostrato di reagire alle diete ipocaloriche in maniera molto simile agli uomini – con diete limitate. Dopo tre settimane gli studiosi, guidati da Tracy Bale, hanno rilevato che i topi avevano aumentato i livelli di corticosterone, noto anche come l’ormone dello stress, e avevano mostrato comportamenti tipici della depressione.

Continua..

Fare sport e beneficienza insieme si può!

Bella l’iniziativa a Roma, domenica 13 Febbraio, che si svolge a Forum Sport Center.

Il Forum sarà aperto a tutti quelli che vorranno provare i suoi corsi: si inizerà al mattino con pallanuoto per finire con Karaté alle 5 del pomeriggio.

L’ingresso sarà ad offerta libera, con un minimo di 5 €. I soldi così raccolti saranno devoluti all’Associazione Medici Senza Frontiere.

Walking: un nuovo sport

Di recente la mia palestra è stata completamente rinnovata: aumentati gli spazi, i corsi e introdotti corsi nuovi.

Non ho avuto tempo di provarlo prima, da noi c’è già dall’anno scorso, ma il Walking è davvero uno sport tosto: aerobico, ma divertente, per alternare il tedio del classico tapis roulant.

Il Walking si fa su tapis roulant particolari, non si muove il tappeto elettronicamente, sei tu che lo muovi camminando e tu decidi la velocità. C’è una resistenza da regolare perchè l’andatura deve essere sempre la stessa, non si deve correre, sennò il cuore non ce la fa, il tappeto è a media pendenza e si utilizzano molto anche le braccia, magari con piccoli pesi, per aumentare il lavoro aerobico. Infatti muovendo le braccia mentre si cammina il cuore deve pompare di piùper far circolare il sangue.

Ho trovato un video pubblicitario per farvi capire di che cosa si tratta, ovviamente noi di Dietologica non stiamo sponsorizzando il tizio del video, nè la sua palestra o questa attività.

Voi l’avete provato? Chi lo farebbe?

Michelle e la lotta con i ristoranti

Abbiamo parlato più volte su Dietologica delle belle e salutiste iniziative di Michelle Obama, First Lady americana.

Dopo aver cercato di convincere i produttori di cibi pronti, tra i quali il gigante, Wal-Mart, di ridurre grassi, zuccheri e sale nelle loro preparazioni, dopo aver lanciato l’anno scorso, di questi tempi, la settimana “Let’s Move” incentrata sullo spronare i ragazzi a fare più movimento, dopo aver ottenuto che le mense scolastiche introducessero più porzioni di frutta e verdura, questa volta la Lady salutista vuole cercare di convincere i ristoranti a modificare le loro porzioni e i loro menu.

E’ dallo scorso anno che Michelle tratta con l’Associazione Nazionale dei Ristoranti, per cercare di convincerli a proporre anche cibi salutari nei menu dei bambini, quali carote, fettine di mela e latte, invece delle solite patatine fritte e bibite e di ridurre le porzioni.

Per ora non si sono raggiunti ancora dei compromessi, ma Lady Obama ha intenzione di pubblicizzare la sua impresa in molti modi e chissà che non la spunti anche stavolta?

E voi che cosa ne pensate?

Condividere e confrontarsi su Mai dire dieta

In contrasto con l’evoluzione di siti e blog pro-ana, è nato nel 2009 il sito www.maidiredieta.com. Per capire meglio di cosa si tratta, abbiamo intervistato la fondatrice del sito, Denise.

Cos’è Mai dire Dieta?
Mai dire dieta non è un blog, non è un forum e non è solo diario alimentare. Non è un sito di diete e di consigli di valenza scientifica sull’alimentazione e sul fitness. Mai dire dieta è un social network tematico, ovvero una grande piazza virtuale dove trovare persone che hanno tante cose in comune con voi, e dove potete usufruire di servizi utili se state cercando di ritrovare l’equilibrio con voi stessi e il vostro corpo!

Cosa possiamo trovare nel tuo sito?
Prima di tutto, potete trovare un’applicazione per tenere il diario alimentare on line e per poterlo aggiornare in qualsiasi momento. Si può scegliere tra una versione standard che comprende anche una stima delle calorie dei pasti fatti, e una versione nuova, denominata “diario alimentare naturale”, che si focalizza sul miglioramento della comunicazione tra se stessi e il proprio corpo. Potete vedere i vostri progressi aggiornando il vostro peso e i vostri obiettivi. Si può aprire un blog, dove poter scrivere una sorta di diario personale dove annotare riflessioni e stati d’animo.
Se siete persone riservate, potrete tenere tutto ciò privato, oppure se avete voglia di condividere la vostra esperienza,potete pubblicare tutto ciò con gli altri utenti del sito, con i quali si può interagire con forum, chat e messaggistica privata, trovando così tanti amici/amiche che probabilmente hanno affrontato o stanno affrontando i vostri stessi problemi.

In cosa consiste il diario alimentare naturale
Questa nuova versione di diario alimentare è il frutto delle mie riflessioni sul rapporto che la maggior parte delle persone ha con il cibo. Ho realizzato che prima di intraprendere una dieta ipocalorica, sarebbe meglio capire se ci sono delle occasioni in cui mangiamo senza avere realmente fame. Se siamo in sovrappeso, escludendo patologie particolari, è probabile che ci siano delle occasioni in cui mangiamo per altri motivi, come lo stress, l’ansia, la noia, la solitudine, ecc. Questo diario permette di ragionare proprio su queste occasioni e quindi di focalizzarsi su questo per ritrovare un innato senso di equilibrio con se stessi. Ci sta provando anche la sottoscritta, con ottimi risultati soprattutto sulla qualità della vita.

Quanto costano i servizi di Mai dire dieta?
E’ tutto gratuito! L’ho progettato e programmato interamente da sola e ne pago annualmente le spese di dominio. Chi gradisce particolarmente il mio lavoro può contribuire al sostenimento del sito tramite semplici donazioni paypal.

Noi vi consigliamo di visitarlo. Il diario alimentare è uno strumento che consente di rivedere con calma la nostra alimentazione, valutarla obbiettivamente (quante cose il cervello tende a cancellare) e vedere i nostri errori o problemi per rimediarli.

Dieta dissociata: Come dimagrire imparando ad abbinare gli alimenti in modo corretto

La teoria delle associazioni alimentari è un modello alimentare messo a punto dal Dott. Herbert M. Sheldon. Secondo questa teoria, l’alimentazione adottata ai giorni nostri dalla maggior parte delle persone è scorretta perché si basa sul presupposto che il nostro organismo sia in grado di assimilare e digerire qualsiasi alimento indipendentemente da come questo viene fornito.

Abbiamo trovato interessante il libro: Dieta dissociata. Come dimagrire imparando ad abbinare gli alimenti in modo corretto

A casa o al ristorante, questa guida si rivelerà preziosa per abbinare i piatti giusti, scoprendo i segreti e i vantaggi di una dieta seguita con successo in tutto il mondo. Una comoda tabella, arricchita delle indicazioni sulle calorie, illustra più di 500 alimenti suddividendoli nei tre gruppi della dieta dissociata. Con le tabelle degli abbinamenti, inoltre, potrete scegliere in qualunque occasione e in tutta sicurezza cosa mangiare per mantenere abitudini sane e perdere i chili di troppo.

Ecco il link per acquistarlo:


Bimbi obesi se la mamma lavora

Non bastavano i sensi di colpa perchè si deve “parcheggiare” il figlio al nido, dalla baby sitter o, se si è fortunati, dai nonni.

Non basta lavorare 8 ore al dì, fare le code in auto, scapicollarsi per spesa, pulizie, lavatrici, panni da stirare.

Non basta portare i bimbi a fare sport, lanciandoli dall’auto e sentendosi in colpa per non vedere le loro performance in piscina, giocare con loro, fargli fare i compiti, leggere loro un libro e preoccuparti del loro stato psico-fisico!

Non contiamo il tempo che una madre dovrebbe dedicare allo sport (vuoi non essere in forma alla tua età?!?), al cinema (vuoi non conoscere l’ultimo film che ha spopolato al botteghino), alle notizie politiche (vuoi non essere in grado di commentare le ultime indiscrezioni sul politico di turno alla macchinetta del caffè?!?), al parrucchiere (oddio da quando è madre ha una ricrescita, quella!!!)

No, oltre a tutto questo, oltre alla mancanza di sonno e tempo e libertà, oltre ai sensi di colpa “classici” ci si aggiunge pure questo: i bimbi sono obesi se la mamma lavora.

I ricercatori della Cornell University, dell’American University e della Chicago University hanno pubblicato una ricerca che sembra dimostrare che il BMI (rapporto tra peso e altezza) dei bimbi è direttamente proporzionale al tempo in cui una madre ha lavorato durante la sua infanzia.

Sembra che più che nella mancanza di sport o nel tempo passato davanti a tv o videogiochi, la causa sia da ricercarsi nell’utilizzo di piatti pronti e l’utilizzo di fast food.

Visto che il 70% delle madri in America lavora sembra importante per i ricercatori mettere l’accento su cibi pronti, ma salutari e di educare i genitori che lavorano riguardo alle strategie per preparare pasti nutrienti nonostante i loro impegni.

Quindi da oggi mamme, anzichè andare a letto alle 23.30 e svegliarvi alle 6.30, andate a letto a mezzanotte e mezza per preparare la cena di domani, dormirete ancora meno, ma forse i vostri figli saranno un pò meno grassi!!!

Pettorali scolpiti

E’ dei giorni scorsi un’articolo del Corriere della Sera che sottolinea come in Uk gli uomini si sottopongano sempre più ad interventi di ginecomastia (così si chiama il disturbo caratterizzato da pettorali maschili particolarmente pronunciati). Tali interventi sono aumentati del 28% rispetto al 2009 (da 581 a 741 interventi).

Mi fa riflettere l’attenzione, non più solo femminile, verso il proprio corpo.

Soprattutto dopo la storia di Bryan pubblicata nei giorni scorsi, anche se lui soffre di anoressia, pone l’accento sul disagio di vivere col proprio corpo, sulla non accettazione di essere come si è.

Ben venga curare l’alimentazione per stare bene (abbiamo pubblicato centinaia di articoli su ricerche e statistiche che sostengono che un’alimentazione curata previene moltissime malattie), ben venga fare sport, per stare bene, per dimagrire, per stare in compagnia, ma le esagerazioni, le cure maniacali avvelenano la vita e ci fanno dimenticare che è bello fare sport di per sé, e non per bruciare quelle, relativamente poche, calorie.

Manorexia: la storia di Bryan Bixler (seconda parte)

Ieri abbiamo pubblicato la prima parte della storia di Bryan Bixler, oggi la seconda parte.

Per farlo, crede di aver bisogno di un trattamento intensivo e coordinato  in un centro per disturbi alimentari. L’assicurazione medica di Bixler pagherebbe l’aiuto medico e il trattamento psichiatrico o psicologico- tramite il medico curante Kaiser Permanente e la Orange County Health Care Agency- ma non per un trattamento coordinato a lungo termine in una clinica per disturbi alimentari.

Il divario tra ciò di cui ha bisogno e ciò che la sua assicurazione coprirebbe è stato discusso in tutto il paese. Molte compagnie d’assicurazioni hanno messo in dubbio sempre di più la necessità di un programma di trattamento residenziale a lungo termine ed erano riluttanti all’idea di pagarne gli alti costi.

Sette anni fa, con i suoi genitori che pagavano il conto, Bixler passò diversi mesi in un centro di cura nel Wisconsin. Sebbene il suo peso fosse salito da quarantadue a cinquantacinque chili, Bryan lo considerò una prigione. Quando il denaro dei suoi genitori finì, lasciò il centro di cura ed immediatamente ebbe una ricaduta.

Durante l’ultima ricaduta, Bixler era ritornato nel centro del Wisconsin, ma vi rimase solo sei giorni. Assegnato a un’unità psichiatrica rifiutò il trattamento, e i suoi gentiori gli dissero di non poterne più affrontare il costo.
Da allora, Bixler insiste, lui ha visto la luce e vorrebbe stare in un programma di cura a lungo termine della durata necessaria a guarirlo. L’unica altra opzione, dice, è la morte. “Ovviamente, il mio metodo non sta funzionando”.
E neppure la limitata cura psicologica o psichiatrica per la quale può passare atttaverso visita medica, dice Terry Schwartz, direttrice medica di un programma di disturbi alimentari ad UC, San Diego. Ha supervisionato un recente esame psichiatrico di Bixler, che ha richiesto nella speranza di poter appoggiare la richiesta di assistenza che ha fatto con lo stato per l’accresciuta copertura medica. La richiesta è in sospeso.

Bixler non si trova in uno stadio acuto, dice la Schwartz, ma i suoi risultati di laboratorio e il peso lo mettono “ad alto rischio” nel morire di anoressia. Le sole direttive dell’ associazione psichiatrica americana lo mettono nella categoria di chi ha bisogno sia di cura ospedaliera che residenziale.

Ciò di cui ha bisogno è un programma coordinato che passerebbe attraverso un trattamento medico, psicologico, psichiatrico, nutrizionale e dietistico. Bixler sarebbe più vulnerabile, dice, a un improvviso arresto cardiaco o all’incapacità di scacciare un’infezione a causa del suo numero impoverito di globuli bianchi.

Mentre è convinto di essere lontano da ciò di cui ha bisogno, Bixler si avvale dei servizi di consulto offerti tramite la contea e l’assistenza medica. Se non riceverà nient’altro, pensa, forse manderà un segnale che sta cercando di collaborare.
Nei suoi giorni più caritatevoli, Bixler cerca di evitare discriminazioni.

“Non sto biasimando nessuno” Continua..