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Eva, il Serpente e la Mela Candita

Questo non è il mio corpo: un manga che parla di DCA

Purtroppo, ed erroneamente, in Italia si è ancora legati ad una mentalità che vede fumetti e cartoni animati come prodotti dedicati esclusivamente ad un pubblico di ragazzini, ma nella patria dei manga e degli anime, il Giappone, le cose vanno diversamente.

I manga (cioè i fumetti) e gli anime (ovvero i film di animazione), si rivolgono ad un pubblico variegato e spesso adulto, andando a trattare ogni tipo di tematiche, come “Questo non è il mio corpo” di Moyoko Anno, che tocca il tasto attuale e dolente dei disturbi alimentari.

L’autrice, già nota per diversi majokko manga (cioè rivolti principalmente a ragazze, ma non solo) e moglie del co-fondatore del famoso studio Gainax, in questo manga tratta con serena freddezza e realismo il calvario di Noko, una ragazza in sovrappeso che in nome di un’utopica integrazione nel mondo che la circonda, fatto di colleghe magre e spietate, di fidanzati fedifraghi e di una perenne lotta contro sé stessa e il suo corpo, darà origine ad un circolo vizioso che la porterà a vivere sulla sua pelle il binge eating disorder, la bulimia e l’anoressia.

Una storia tristemente cruda e verosimile narrata dai disegni spigolosi e marcati tipici della Anno, il cui titolo originario: “Shibou to iu na no fuku wo kite” (che letteralmente in italiano si rende con: “Vivendo in un abito chiamato grasso”), racchiude l’essenza del meccanismo di autodifesa di Noko, che cerca di sopravvivere alla realtà che la circonda ispessendo la sua corazza protettiva, ma dalla quale non si riesce a staccare.

Un manga impegnativo e senza lieto fine ed un valido e forte strumento di informazione e di sensibilizzazione nei confronti di quelli che sono ormai i mali del secolo.


4 Commenti »

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4 Risposte a “Questo non è il mio corpo: un manga che parla di DCA”

  1. 1

    Laura dice:

    Salve. Seguo il vostro blog e lo trovo molto interessante e ben fatto.

    Da lettrice di manga, devo però correggervi una piccola cosa. Voi scrivete: “[...] L’autrice, già nota per diversi majokko manga (cioè rivolti principalmente a ragazze, ma non solo) [...]“.

    “Majokko” è un termine con il quale si identificano le “maghette” (per intenderci, le varie Emi, Creamy e compagnia cantante).

    Invece, in sintesi, i “manga per ragazze” vengono definiti “shojo manga”. I manga rivolti a un pubblico femminile più adulto sono invece “josei manga”. Credo che intendeste usare uno di questi due termini nel vostro articolo.

    Fatta questa piccola precisazione, concludo segnalandovi che il manga in questione è stato pubblicato in Italia da Kappa Edizioni nel 2006 (http://www.kappaedizioni.it/pages/autore.asp?autore=Moyoco%20Anno), e dovrebbe quindi essere tranquillamente reperibile tramite una fumetteria o webstore dedicati.

  2. 2

    Chiara Ceddia dice:

    Salve Laura, grazie per il commento.
    Inizialmente volevo usare il termine shojo manga, ma poi in più di un articolo ho letto che la Anno fa anche e soprattutto manga majokko, e dopo aver verificato (su Wikipedia, purtroppo non ho fonti più dettagliate) e trovato la definizione l’ho ritenuta più adatta, la puoi trovare qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Majokko.
    Probabilmente è stata una mia svista, ma sottointendevo che il manga fosse già uscito (lo comprai un paio d’anni fa) e non ho scritto l’articolo per pubblicizzarne una recente uscita, ma per l’argomento che trattava.
    Se hai altre osservazioni da fare sarò felice di leggerle, ammetto di essere abbastanza profana nel campo di questo tipo di terminologia!
    A presto :)

  3. 3

    Laura dice:

    Diciamo che è famosa soprattutto per un majokko manga, ma non si può dire che si sia specializzata in questi.

    Anzi, la sua produzione è piuttosto eterogenea in quanto a generi e scenari affrontati.

    Saluti :) .

  4. 4

    Chiara Ceddia dice:

    Grazie per la precisazione e il contributo Laura :)!

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