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Dietologica

Eva, il Serpente e la Mela Candita

Lettera da Ana (parte III)

Talvolta ti ribellerai. Si spera comunque non spesso. Riconoscerai la piccola fibra ribelle lasciata nel tuo corpo e ti avventurerai fino alla cucina oscura. La porta di credenza si aprirà lentamente, cigolando dolcemente. I tuoi occhi si sposternanno sopra il cibo che ho tenuto a una distanza sicura da te. Ritroverai le tue mani ad allungarsi, letargicamente, come un incubo, attraverso l’oscurità verso il pacco dei crackers. Li butterai giù meccanicamente, in realtà non per gustarli, ma semplicemente per godere del fatto che ti opponi a me.

In questa terza fase della malattia il tuo organismo inizia a reagire all’inadeguata restizione alimentare per lo spirito di sopravvivenza governato dal tuo inconscio. Il tuo corpo e parte della tua mente ti stanno avvisando che di questo passo ti dirigi verso il suicidio. Evidentemente loro non sono d’accordo, altrimenti non ti direbbero di fare qualcosa per rimediare… Ma chi è il tuo corpo e la tua mente? Tu! Tu non sei d’accordo col suicidio (eureka!), solo che c’è una piccola parte conscia (piccola perchè anche parte della tua coscenza ammette che stai facendo una cosa sbagliata, altrimenti non ti verrebbero le voglie di cibo come rimedio per la sopravvivenza…) che è governata dalle ossessioni dismorfofobiche. Questa piccola parte di coscenza prende inevitabilmente il sopravvento perchè “spegne” ogni forma di pensiero che non riguardi il tuo grasso inesistente, facendoti così focalizzare l’attenzione solo sulla falsa credenza di essere una “vacca grassa” e quindi spingendoti alla restrizione alimentare cosciente.

raggiungi un’altra scatola, un’altra ed un’altra ancora… il tuo stomaco diventerà gonfio e grottesco, ma ancora non ti fermerai. Tutto il tempo ti grido di fermarti, tu vacca grassa, tu realmente non hai il controllo di te stessa, tu ingrasserai. Quando ti sarà addosso ti aggrapperai a me, mi chiederai consiglio perchè in realtà non vuoi ingrassare. Hai infranto una regola cardinale e hai mangiato, e ora mi vuoi. Ti trascinerò in bagno, sulle tue ginocchia, a fissare nel vuoto della tazza del cesso. Le tue dita ti si cacceranno in gola e, non senza un bel po’ di sofferenza, la tua festa di cibo risalirà. Questo dev’essere ripetuto fin quando non sputerai sangue e acqua e ti renderai conto che è tutto andato.


Nella terza fase, Ana può arrestarsi al punto precedente e si parlerà quindi di anoressia di tipo restrittivo, o può progredire nell’anoressia di tipo purgativo mettendo in atto meccanismi di compenso che, appunto, compensano l’aver ceduto alla voglia di cibo. Ma qual è il meccanismo che si innesca per azionare questa progressione della malattia?

Allora, abbiamo detto che sei cosciente di voler dimagrire perchè ti ritieni grassa per il “lavaggio del cervello” che ti sei autoindotta inconsapevolmente (lettera da Ana parte I), eviti di mangiare perchè è il modo più veloce per raggiungere il tuo scopo (lettera da Ana parte II), però ti vengono delle voglie a cui non puoi rinunciare perchè il tuo organismo e la tua mente in questo modo ti avvisano che, così facendo, stai andando incontro alla morte. Allora mangi, perchè non vuoi morire. Dopo però ti vengono i sensi di colpa, perchè hai nella mente un unico pensiero ossessivo che oscura gli altri, per cui diventa di fondamentale importanza non contraddirlo, perchè è l’unica cosa che ti importi essendo l’unica cosa a cui pensi. Tolto quello “diventi niente” perchè la tua mente “diventa vuota”. Mangiando, è come se per un momento “eliminassi” la tua ossessione e quindi, dopo, diventassi “niente”, per cui arrivano i sensi di colpa. Quindi cerchi un rimedio per eliminare ciò che hai ingerito per liberarti da questo senso di colpa, allora vomiti, ti senti “meglio” ed il ciclo si ripete.

Quando ti rialzerai avrai una sensazione di vertigine. Non svenire. Alzati immediatamente. Tu vacca grassa questo dolore lo meriti!

Ti ripeto, non esistono vacche grasse anoressiche! Guarda, facciamo così, se mi dimostri il contrario ti dò il nobel!

Forse la scelta di sbarazzarsi della colpa è diversa. Forse ho scelto di farti prendere dei lassativi, dove ti siedi sul cesso fino alle prime ore del mattino, sentendo le tue viscere rimpicciolirsi. O forse ti faccio fare solo del male da te. Tirare testate contro il muro fino a quando non ti prendi un’emicrania palpitante. O tagliarsi. Voglio che vedi il tuo sangue, che lo vedi colare giù lungo il tuo braccio e in quell’attimo ti renderai conto di meritare qualunque dolore io ti infligga.

A lungo andare, le restrizioni alimentari, le ossessioni dismorfofobiche che contrastano la voglia di cibo, e la continua ripetizione del ciclo che abbiamo descritto prima causano un elevato stato di stress che si può tradurre in gesti autolesionistici. Se la voglia di cibo è un segnale d’allarme contro la morte, l’autolesionismo è un modo per “ricordarsi” di essere ancora vivi attraverso la capacità di sentire dolore. Attraverso la ferita scarichi lo stress, evadi per un momento dalla tua ossessione. In base alla profondità e grandezza del taglio si provoca un’emorraggia di una certa entità, di conseguenza si abbassa la pressione del sangue per cui credi di “rilassarti”, ma in realtà stai solo perdendo le forze per colpa della perdita di sangue e quindi di nutrienti ed ossigeno indispensabili per un corretto funzionamento cellulare. Insomma, farsi del male non porta a niente. Tantomeno meriti il tuo castigo. Se cedi alla tentazione di cibo è perchè ami la vita, e non credo che la voglia di vivere vada castigata.

sei depressa, ossessionata, dolorante, ferita, ti protendi, ma qualcuno ti ascolterà? Chi se ne frega?!?

Beh, se ti stò commentando evidentemente almeno una persona, che vuole ascoltarti e che cerca di capirti perchè vorrebbe aprirti gli occhi, in questo tuo stesso sistema solare esiste…! Ma sicuramente non ci sono solo io


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