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Dietologica

Eva, il Serpente e la Mela Candita

Quando il cervello entra in cucina…

Ottime ricette ipocaloriche par variare il regime alimentare e mangiare con gusto.

I piatti unici

Un regime alimentare equilibrato e corretto vuole l’apporto, ad ogni pasto, di carboidrati, proteine, lipidi e vitamine.

Da non dimenticare le proteine di origine vegetale che si trovano soprattutto nei legumi, quali: ceci, lenticchie, fagioli, piselli ecc.

Due pasti dei 14 che si assumono durante la settimana, richiedono l’utilizzo di proteine vegetali, anzichè animali, che hanno numerosi vantaggi in quanto:

  • non presentano grassi saturi (dannosi per il nostro organismo perché attivano processi infiammatori a carico dei vasi sanguigni e perché interferiscono con il metabolismo degli acidi grassi)
  • sono meno acidificanti
  • hanno scorie azotate meno dannose, evitando il sovraccarico del fegato e dei reni
  • basso costo commerciale
  • basto costo ecologico

Personalmente trovo faticosi questi due pasti: meno gustosi, meno attraenti e meno sazianti.
Ho quindi lavorato molto e cercato piatti, anche della cucina popolare, che mi aiutassero a rendere piacevoli anche questi due pasti, altrimenti visti come costrizione.
Oggi vi voglio postare la mia rielaborazione della ricetta della zuppa toscana.

Zuppa di Farro, Grano Saraceno e Lenticchie (398 cal.)

Ingredienti (per una persona che segue una dieta da 1700 cal./die, la quantità è indicativa):

Zuppa di Farro, Lenticchie e Grano Saraceno

1/2 cipolla
2 carote
1/2 verza
peperoncino
pepe  q.b.
sale q.b.
aglio q.b.
1 cuc.no d’olio
40 gr. di grano saraceno
40 gr. di farro
25 gr. di lenticchie secche

Preparazione

Affettate la cipolla, mondate le carote e lavate ed affettate le foglie della verza.
Fate soffriggere la cipolla con l’olio ed un pò d’acqua a fuoco moderato. Aggiungete le carote e la verza e fate rosolare. Aggiungete quindi dell’aglio, peperoncino, pepe e le lenticchie (che avrete lasciato ammollo per 24 ore).

A parte, tostate il grano saraceno in padella per alcuni minuti, finchè non diventi croccante ed odori di noci. Aggiungetelo alle lenticchie e fate cuocere per un quarto d’ora (o secondo indicazioni riportate sulla confezione).

Aggiungete il farro alla minestra e fate cuocere per un altro quarto d’ora.

La vostra zuppa ora è pronta. 

Con le calorie che ha si può aggiungere un frutto dopo cena o una porzione aggiuntiva di verdura, ma solitamente non ce n’è bisogno in quanto la quantità di zuppa è tale (almeno due piatti) da saziare e soddisfare anche i palati più esgenti.

Un consiglio: con la pentola a pressione i tempi di cottura sono dimezzati, utilissimo per chi lavora ed è sempre di corsa!

Buon appetito!


9 Commenti »

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9 Risposte a “Quando il cervello entra in cucina…”

  1. 1

    aiferricorti dice:

    per non parlare poi del risparmio di gas usando la pentola a pressione….

  2. 2

    Cinzia Zappa dice:

    Certo anche quello è molto importante! Dimezzare il consumo del gas ci consente di risparmiare sulla bolletta.
    Senza contare la praticità della pentola a pressione: il cibo non si attacca e non è necessaio stare una mezz’ora abbondante ai fornelli, sudando le proverbiali 7 camice, a rimestrare nella pentola.

  3. 3

    aiferricorti dice:

    mi sembra giusto, anche perchè se ho ben capito le belle padelle antiaderenti sarebbero in realtà… cancerogene…

  4. 4

    Cinzia Zappa dice:

    Non ho capito bene, c’è una tal malinformazione…
    Sembra che siano cancerogene solo quando poi sono rigate…
    Mah…

  5. 5

    grimildeh dice:

    personalmente non amo le lenticchie, ma proverò una versione con solo grando saraceno e farro.. grazie!

    per quanto riguarda le padelle e pentole antiaderenti, ad essere “cancerogeno” è il rivestimento in teflon: per questo consigliano di buttarle quando rigate, perchè pezzettini di teflon possono rimanere inglobati nel cibo cotto.
    (ho messo la parola ‘cancerogeno’ fra virgolette perchè non è un dato certo e unanime)

  6. 6

    GianMaria Le Mura dice:

    Salve Sono uno Chef Executive che ammette che questo sistema in teflon aiuta ma non condivide il mezzo e Cioe il Teflon come materiale per agevolarci.

    Cominciamo dai fatti:
    L’EPA (l’agenzia per la protezione ambientale statunitense) ha chiesto alle multinazionali produttrici di Pfoa (acido perfluoroctanoico) di ridurre del 95% entro il 2010 emissioni e livelli e di procedere alla loro eliminazione entro il 2015.
    Con il Pfoa vengono prodotti i rivestimenti delle pentole antiaderenti (Teflon) e molto altro ancora; la sostanza infatti si trova ad esempio nei:

    - tessuti di arredamento e abbigliamento
    - farmaci
    - schiume antincendio
    - lubrificanti
    - adesivi
    - cosmetici
    - insetticidi
    - rivestimenti per tappeti
    - mobili
    - valvole cardiache
    - scatole per la pizza
    - buste dei pop-corn per i forni a microonde
    - industria aerospaziale
    La Dupont (per quello che possono valere le sue asserzioni visto che è la principale produttrice) afferma che i suoi studi e quelli di ricercatori indipendenti mostrano come le pentole e altri prodotti fatti con questo materiale sono innocui. La 3M ha invece pubblicato i risultati di ricerche condotte nei topi. Elevati livelli di esposizione al composto possono causare problemi ai reni e agli organi riproduttivi. E nell’uomo? Non esistono studi di settore ma l’EPA fa sapere che la sostanza può rimanere nel corpo umano fino a 4 anni e si ripromette di analizzare la situazione al meglio. Nel frattempo si viene a sapere che la molecola è presente nel sangue degli americani nel 95% dei casi.
    E noi consumatori nel frattempo cosa possiamo fare? In questa come in altre circostanze vale il principio di precauzione. Cerchiamo di limitare l’uso di questi oggetti fino a quando la scienza, ma quella seria, farà chiarezza assoluta. Accantoniamo per il momento le pentole con il fondo antiaderente, di Teflon, e torniamo a materiali più sicuri.

    Tra parentesi una curiosità: ma da dove deriva il termine Teflon? E’ stato il soprannome di un presidente americano (Ronald Reagan) e di un padrino della mafia (John Gotti) entrambi personaggi a cui nessuna accusa restava attaccata.

    Di seguito proponiamo un confronto tra i principali materiali che sono stati e vengono utilizzati in cucina. Noi cuochi sappiamo bene che molti piatti vengono molto meglio se si utilizza la pentola giusta. Ma per ognuno di essi abbiamo voluto aggiungere anche gli aspetti negativi per un’informazione più corretta e per potersi così orientare meglio nella scelta.

    Vi elenco l’utensile ideale per le preparazioni più frequenti in cucina e per cui per anni abbiamo preferito il Teflon per la sua leggerezza, le capacità antiaderenti, l’economicità (ma bisogna comunque considerare che sono da sostituire frequentemente non appena si graffiano) e la facilità di pulizia.

    Per preparare vivande che richiedono fuoco molto vivo, per le omelette, le uova, le frittate
    Padella lionese in ferro pesante

    Per le crêpe
    Padella in ferro

    Per friggere
    Padella in ferro

    Per saltare ortaggi e paste alimentari
    Sauteuse in alluminio

    Per cucinare al forno
    Rostiera in alluminio pesante, teglie in acciaio oppure in ferro per le pizze.

    Per gratinare
    Porcellana

    Per cuocere le carni al salto e la loro salsa
    Sautoir (casseruola bassa ad un manico) in rame rivestito di acciaio

    A questo elenco voglio aggiungere la pietra ollare che consente la cottura di pesci o carni e soprattutto garantisce una grande convivialità intorno alla tavola, aspetto da non sottovalutare.
    Aggiungo ancora che:
    Sembra non siano tossiche, ma uno studio recente getta molte ombre sul loro uso Le pentole antiaderenti sono solitamente rivestite di Teflon. Il Teflon è un materiale polimerico sintetizzato per la prima volta dalla DuPont nel 1938 e commercializzato dalla medesima nel 1946. Dal punto di vista chimico si tratta di un polimero fluorurato il cui nome tecnico è politetraflouroetilene (PTFE).
    Il PTFE è molto poco reattivo e per questo è spesso usato per produrre recipienti inerti per reattivi chimici o per tubazioni industriali. La sua temperatura di fusione varia tra 260 e 327° C. Quando viene riscaldato ad alta temperatura il Teflon può effettivamente decomporsi e rilasciare gas e fumi tossici. Questo accade tuttavia per moltissimi altri materiali. Il Teflon comincia a deteriorasi intorno ai 260° C e inizia a decomporti in modo significativo intorno ai 350° C. Va tuttavia osservato che gli oli e il burro usati normalmente per cucinare cominciano a decomporsi, emettendo anch’essi sostanze tossiche, già intorno ai 200° C, temperatura normalmente raggiunta durante la frittura. Quindi i rischi legati all’uso di pentole antiaderenti sembrano del tutto ininfluenti se comparati con i rischi intrinseci di alcune tecniche di cottura quali la frittura (anch’essi tuttavia piuttosto bassi, purché non se ne abusi).

    Anche l’ingestione accidentale di frammenti di Teflon distaccatisi dal rivestimento della pentola non sembra comportare rischi. Come è stato dimostrato dalla FDA (Food and Drug Administration), l’inerzia chimica del Teflon consente di eliminarlo dall’organismo tale e quale come è stato ingerito.

    Finisco con il dire che le cause della tossicità del teflon sono legati alla produzione dello stesso e cioe’ dell’acido perfluoroottanoico nei processi di produzione .

    Credo di poter dire che ancora non è tutto chiaro ma sono legati concettualmente le ideologie dell’utilizzo nel solo pensare che il teflon veniva utilizzato per ricoprire i carri armati durant la guerra.
    Personalmente al solo pensare questo disdegno l’utilizzo del Teflon e tutti i prodotti che sono legati a questo materiale.

  7. 7

    Cous Cous alle verdure » Dietologica dice:

    [...] Vi abbiamo già spiegato perchè a volte è necessario sostituire, in una dieta sana ed equilibrata, le proteine animali con quelle vegetali in questo articolo. [...]

  8. 8

    Caffeinomane dice:

    non sono d accordo sul discorso dei carboidrati…
    non è SEMPRE necessario mangiarli…
    nella prima parte della giornata si…
    ma dopo le 3 del pomeriggio sarebbe meglio evitare.

  9. 9

    Cinzia dice:

    In base a quale principio scusa?
    Secondo la dieta mediterranea e la dieta a zona ogni pasto vuole i carboidrati.
    Secondo la dissociata no.
    Ci sono diverse teorie, non credo ci sia la ragione assoluta, ognuno poi si regola come meglio crede. Dipende anche dalle condizioni di salute!
    Io mi trovo benissimo a mangiarli, in giusta quantità, a pranzo e cena!

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